Mamma, ricordo più dolce non c’è

Un personaggio sui generis, libero e anticonformista, ribelle e affascinante: la madre di Ruth Reichl.

Dietro il successo di una donna, spesse c’è l’insuccesso di sua madre.
Questo è il messaggio che fa passare Ruth Reichel - direttrice della maggiore rivista culinaria del mondo: Gourmet Magazine, critica gastronomica e scrit- trice – nel suo nuovo libro dal titolo Mai come mia madre e altre cose che ho imparato da lei, edito da Ponte alle Grazie.

Finalmente (avverbio che usa lei stessa nella dedica), dopo tanto scrivere, Ruth ha fatto un libro per sua madre.
Un libro di cose non dette e realizzate solo nel momento in cui prendevano forma sulla carta.

Il vero nome di sua madre era Miriam, ma tutti la chiamavano Mim. Era una donna così particolare che Ruth da bambina ne creò un genere letterario: i Racconti di Mim. Racconti che narrano momenti particolari, la cui intensità e la cui importanza, si sono manifestate solo nel tempo, quando il tempo – questo tempo terreno – Mim non lo ha avuto più.

Non amava cucinare Mim, ma non si perdeva d’animo. Ruth inizia il suo libro ricordando una merenda che la madre, fermamente convinta della natura benevola della muffa, preparò con del budino ormai datato (e ammuffito), pretzel, prugne, spumoni raffermi e marmellata di fragole. Anche qualche pesca sciroppata: perché no?
“Usa l’immaginazione.”
Il successo fu generale e le venne addirittura chiesta la ricetta. Che Mim rispose di non poter rivelare:
“E’ un vecchio segreto di famiglia.”

Mim aveva tanti rimpianti, tra cui quello di non aver potuto studiare (essendo bruttina e intelligente, i suoi genitori le mettevano una gran fretta di cercar marito), e si sentiva fallita, ridicola, inutile.
A non essere come lei, è una cosa che ha insegnato a Ruth giorno dopo giorno, rischiando anche di perderne il rispetto. Ma amava sua figlia a tal punto da spingerle a volerle meno bene, pur di assicurarsi che non seguisse le sue orme.

Tutto ciò, Ruth Reichel (nella foto a lato) l’ha capito e l’ha scoperto dopo aver trovato in cantina uno scatolone conte- nente appunti e lettere di sua madre di cui non conosceva l’esistenza.
E’ stato allora che ha compreso l’immenso carico di dolore che le gravava sulle spalle e ha appreso la sua più grande lezione: che in fin dei conti gli unici responsabili della nostra felicità siamo noi. E la cosa più importante è che mia madre mi ha mostrato che non è mai troppo tardi per scoprirlo.

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Commenti dei lettori

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  • Luciana Navone Nosari

    24 Nov 2009 - 18:44 - #1
    0 punti
    Up Down

    Che dolce leggere che, attraverso una madre scomparsa, si possa scoprire di essere gli unici responsabili della propria felicità! Un dono d’amore che valica i confini della vita-che-continua, appunto, grazie all’amore che unisce una figlia a chi l’ha messa al mondo!

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