Gianna Baltaro. Ti chiedo di farne un breve ritratto per coloro che non la conoscessero.
Gianna Baltaro, recentemente scomparsa, è stata spesso definita l’Agatha Christie piemon- tese oppure la Signora in Giallo sotto la Mole.
La scrittrice torinese ha inventato il personaggio di Andrea Martini, protagonista di ben 18 avventure tutte pubblicate o ripubblicate, ora A GRANDI CARATTERI, dalla Edizioni Angolo Manzoni. Martini è un ex commissario della Squadra Mobile, nella Torino degli anni Trenta, che, in particolari inchieste, torna volentieri a dare una mano ai suoi vecchi colleghi. “Uomo affascinante di molta umanità e non poco anticonformismo”, l’ha descritto Giovanni Tesio, “che si divide tra Torino e Diano d’Alba, dove ama vestire i panni del gentiluomo di campagna coltivando il vino di un podere avuto in eredità da uno zio”. Martini è “uno dei protagonisti più interessanti del giallo italiano”, per citare Giuseppe Pederiali. Anche se in realtà la vera protagonista delle storie di Gianna Baltaro è la Torino anni Trenta, avvolta dal suo fascino discreto e misterioso. Una città in grande fermento, che, nelle indagini del commissario, vive di momenti curiosi, momenti storici di un passato descritto con grande coinvolgimento.
Parliamo del libro. Anzi della sua genesi. “Un marito per Jolanda” nasce da un incipit della Baltaro. Dove è stato ritrovato?
Gianna Baltaro scriveva coscienziosamente almeno una pagina al giorno sulla sua Olivetti Lettera 32; ogni “velina” veniva poi passata a Enzo Bartolone, suo editore e amico, con cui discuteva trame, titoli, ambientazioni, spesso andando sui luoghi personalmente, nella sua amata Torino (e dintorni). In estate il romanzo di solito aveva preso forma, era scritto a metà e passava al vaglio della redazione: gli editor Bartolone e Messi e tutto lo staff di Angolo Manzoni. In quel mese di gennaio 2008 Gianna non si sentiva molto bene: aveva scritto appena una pagina, l’aveva sfilata dalla Olivetti, l’aveva data a Bartolone proprio prima di entrare in ospedale. E di andarsene dalla vita in due giorni.
Ma Lei, che ci voleva bene, che non ci voleva mesti, non ci ha lasciati nella fredda morgue né in una navata di cattedrale, bensì con un brindisi in calici di cristallo, proprio sotto casa sua, di fronte alle bancarelle dei bouquiniste. Ultime volontà concordate per tempo e affidate alla proprietaria del locale.
Gentile ma deciso, elegante ma non azzimato, autorevole e mai autoritario: così Giorgio Ballario, nella prefazione, descrive il commissario Martini.
Andrea Martini è proprio così, un gentiluomo in puro stile torinese anni Trenta: “era stato capo della Mobile di Torino fino a quando aveva ricevuto in eredità da uno zio un vigneto nella località di Diano d’Alba, dove si era trasferito e dove risiedeva in alcuni periodi dell’anno. L’ex commissario aveva così soddisfatto il suo gusto per le cose semplici della vita, ma anche il suo spirito di indipendenza. Al tempo stesso, quando occorreva, continuava a collaborare con la Squadra Mobile…”
Si può anche “vederlo” disegnato nelle tavole di Marco D’Aponte per la graphic novel “Una certa sera d’inverno” (ved. link correlato), dal romanzo omonimo di Gianna Baltaro (Edizioni Angolo Manzoni 2006). C’è la descrizione per immagini del Caffè Al Bicerin, di fronte all’ingresso principale della chiesa della Consolata (famoso locale storico, nato nel 1763 per volontà di Giuseppe Denis, confettiere e acquacedrataio. Ancora oggi mantiene la tradizione del famoso bicerin, caffè e schiuma di latte amalgamati da una cioccolata speciale!)

Tramezzini e vermouth, Vittorio Emanuele II e Giuseppe Garibaldi: siamo al Caffè Mulassano.
A Martini piace discutere dei casi in luoghi informali, da Mulassano, perché no? Magari per mettere a proprio agio qualcuno, assaporando la novità dei tramezzini: “… in quel 1938 il titolare del “Mulassano” si inorgogliva soprattutto del fatto d’essere considerato appartenente alla famiglia che aveva inventato i tramezzini, perché già nel 1925 suo padre esponeva in vetrina fette di pane morbido farcite di ben nove diversi ripieni…”
O ancor meglio nelle piole, come l’osteria Rabezza… Tomini elettrici, rubatà, un bicchiere di vino, ma che siano buoni, perché l’ex commissario è un buongustaio! O ancora un caffè nella conciergerie di qualche palazzo. Le portinaie sono le principali informatrici dell’ex commissario, perché nella Torino di quegli anni sono loro che conoscono vita morte e miracoli di tutti gli inquilini. E poi Martini ama le persone semplici, tanto quanto detesta prepotenti e alti papaveri.
Cito: “I due commissari erano in procinto di andare al Ristorante Degli Specchi, in via Pietro Micca quasi angolo via dei Mercanti, per discutere del caso era la motivazione ufficiale, ma senza disdegnare l’abilità del cuoco di uno dei ristoranti più in voga della città.” In tutto il libro aleggia uno spiccato gusto per il buon cibo.
Sì, come ho detto sopra. Gianna Baltaro amava la vita, il buon cibo soprattutto per la convivialità, l’allegria e la spensieratezza che porta con sè. Andrea Martini era un alter ego della scrittrice ed era deputato ad assaporare quei piaceri che la sua creatrice non poteva più permettersi.
“Un marito per Jolanda” è anche un libro che riscatta la donna. Vedi Clotilde che, dopo vent’anni, smette di essere succuba del marito; vedi Jolanda che, liberata dal giogo paterno, può sposare l’uomo che ama.
Questo è un aspetto a cui non avevamo pensato: ma in effetti è vero, e come donna mi fa molto piacere sia così!
Si ripeterà (be’, è più un augurio che una domanda) questo esperimento, se così posso chiamarlo?
Esperimento miracolosamente riuscito grazie all’aiuto che Gianna Baltaro ci ha dato, con una serie di strane coincidenze e casi fortuiti: e innanzi tutto la capacità di scrivere a quattro mani con una uniformità di stile che ha stupito i co-autori per primi.
Molti ci hanno chiesto di continuare l’esperimento, soprattutto per non lasciar morire il personaggio del commissario Martini. Mentre scrivevamo “Un marito per Jolanda”, non solo Martini ma tutti i personaggi si sono imposti a noi, hanno affermato la propria esistenza gentilmente ma così vivamente e vivacemente che la risposta spetta a loro (e subito dopo ai lettori)…
Se Martini e la Baltaro e i lettori vorranno, ci sarà un’altra avventura.
E’ doveroso, però, far conoscere ai lettori della Guida anche le altre tue pubblicazioni.
Per Il Leone Verde Edizioni ho pubblicato “Genitori e figli. Un rapporto d’amore”, “La cucina della Bibbia” e “La cucina di Andersen”.
Per Edizioni Angolo Manzoni, “Quattro casi per Minna Levi”.
E i tuoi prossimi progetti.
C’è in cantiere un terzo volume per la collana Leggere è un gusto del Leone Verde: “La cucina del Piccolo Principe”. Un’altra sfida, direi, perché nel capolavoro di Saint-Exupéry non si parla di cucina, se non del “caffè e latte” per un fiore…
Poi continua ovviamente la mia collaborazione con la Edizioni Angolo Manzoni. In questi mesi ci stiamo occupando di grandi caratteri e di caratteri mirati alla dislessia: i nostri grafici hanno ideato e realizzato un nuovo font di caratteri, l’EasyReading, utile per i dislessici, ma con caratteristiche grafiche di «alta leggibilità», quindi utile anche per l’ ipovisione e l’ADHD (disturbo da deficit d’attenzione e iperattività)… Dal 2010 stamperemo dunque la collana Junior D con caratteristiche specifiche per agevolare la lettura al lettore dislessico. I volumi saranno illustrati, con allegato un CD letto da attori professionisti. Prima uscita? Il fantasma di Canterville di Oscar Wilde, poi per i più piccoli Nikolasa. Avventure e sventure, di Bernardo Atxaga, e Bigliadivetro di Gianpietro Scalia.
Veramente ottime queste iniziative, che sicuramente seguiremo con grande interesse. Grazie, Daniela, e a presto.
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Loredana Limone









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