“Storia di morte, ricotta e mascarpone” è il tuo primo romanzo. Ma a quando risale la tua passione per la scrittura?
Ti ringrazio per avermelo chiesto. Solitamente la gente mi chiede se sia l’ultimo. A parte gli scherzi, sì, “Mascarpone” è il mio primo romanzo e spero che ne vengano tantissimi altri sempre sul genere “semi-serial thriller”. La passione per la scrittura credo di averla avuta da sempre. In pratica, sono nato con una penna in dotazione dalla nascita ed un diario di bordo sotto braccio dei nove mesi di gestazione. Da quel momento ho scritto dappertutto e in qualsiasi circostanza. Ad esempio, mi capita spesso d’essere folgorato da un’idea mentre parlo con la gente o sto in fila da qualche parte, come alla cassa del Mc Donald o al casello dell’autostrada. Allora mi blocco, estraggo il telefonino o un pezzetto di carta e prendo appunti volanti.
A proposito di caselli, ricordo di quella volta che ho chiesto al casellante un attimo di pazienza per trascrivere velocemente quanto mi ero appuntato sbadatamente sul ticket durante una sosta in un’area di servizio. Ti lascio immaginare cosa giungesse dalle auto in coda dietro la mia!
Cito: “Al suo arrivo s’imbatté in Italo o meglio gli sbatté contro violentemente per via di uno scivolone sula sogliola d’ingresso del mercato ittico rionale. I due si ritrovarono a terra zuppi di cozze e d’acqua di risciacquo del pesce, l’uno di fronte all’altro. Italo era visibilmente dolorante. Pare che nella caduta avesse perso in dentice.” La tua scrittura è comica, ma in realtà va anche oltre la comicità. Porti avanti una narrazione ricca di sollazzi grammaticali, battute incalzanti ed equivoci arguti ricoperti di salsa comica.
La mia scrittura è una continua sfida con me stesso nell’uso improprio della lingua italiana. Quando narro le mie storie, combino le parole in modo che possano offrire il meglio di sé o il peggio. Stresso le accezioni, slargo i significati, piego il lessico al volere di una mente irrimediabilmente deformata dal demenziale e irreversibilmente governata dalla parte destra dell’emisfero cerebrale. Tutto questo però senza fermarmi allo strato superficiale del gioco di parole. Per me scrivere è comunque passare emozioni, trasferire sensazioni, descrivere situazioni che, seppure calate nel grottesco, riportino comunque alla mente i tratti realistici e a volte drammatici della società moderna. Così col sorriso in bocca, racconto il grottesco della vita quotidiana, parlo dei piccoli tic e delle fisime d’ogni giorno, delle debolezze umane e delle piaghe sociali. Lo faccio tra zucchero e sale come nel mio sito satirico-demenziale Strudelone (ved. link correlato). Ecco che allora la scrittura deformata, diventa un portentoso driver per far passare e condividere messaggi che con una narrazione seria transiterebbero in modo più aspro e comunque verso un target più ristretto di lettori.
Hai ambientato la storia a Gravetown.
Gravetown è una location decisamente anglosassone. Non si sa se si trovi in America, piuttosto che in Inghilterra, Galles o Scozia. Quel ch’è certo è che non è in Sicilia e in nessun’altra parte del territorio italiano. Nel libro sfrutto la collocazione geografica straniera e indefinita di Gravetown per allontanare la mente del lettore dai tipici luoghi comuni sugli italiani ed in particolare i siciliani. Lo faccio per portarlo a focalizzarsi meglio sui tratti buffi e grotteschi dei personaggi, primi tra tutti i due protagonisti, l’ispettore Peter Haddock e il suo assistente Dan Parrish, e perché possa godere a pieno delle situazioni comiche e a tratti paradossali (ma mica tanto poi) che la vita può riservare, molto spesso proprio quando meno te l’aspetti.
Alcune case editrici siciliane cui avevo proposto il libro anni fa, si dichiararono pronte a darlo alle stampe, ma avrebbero voluto che ambientassi il racconto in Sicilia, con personaggi siciliani e sicilianità pregnante e dilagante. Mi sono opposto alla richiesta e mi è costato dovere aspettare ancora cinque lunghissimi anni prima che un editore capisse che nel libro l’Italia e la Sicilia c’entrano volutamente poco, a parte il meraviglioso trionfo di succulenti cannoli alla ricotta in copertina. Sono però contento d’averlo fatto. Ci sarei stato davvero male se avessi ceduto e stravolto tutto!

Altezza a parte, l’ispettore Peter Haddock e il suo assistente Dan Parrish mi hanno fatto pensare ai mitici Stanlio e Ollio. In realtà chi o cosa te li ha ispirati?Credo che tu abbia colto nel segno. Direi di sì. Tendenzialmente Haddock sta a Ollio come Parrish sta a Stanlio. Considera però che in “Mascarpone” si mischia tutto e il contrario di tutto in un vortice che ti inghiotte e ti porta come un buco nero in una dimensione nuova che è qualcosa di più e soprattutto di diverso dalla semplice risultante algebrica dei singoli ingredienti. Così, se è vero che Haddock e Parrish ricordano Stanlio e Ollio, è altrettanto vero che se ne differenziano, perché in essi la comicità classica e intramontabile dei due grandi comici si mescola con la goliardia dei tempi della scuola, l’humour caustico dei luoghi di lavoro, le suggestioni dei libri leggiucchiati qua e là (in particolare i gialli di Agatha Christie, i satirici di Benni, i demenziali di Bergonzoni) e dei fumetti stile Gruppo TNT ed Alan Ford o Supereroi della Marvel-Corno. E poi c’è l’influenza di certa filmografia cult del demenziale puro, come ‘Top Secret’ o ‘La pallottola spuntata’. Insomma, una miscela esplosiva che rende alquanto originali e imprevedibili i nostri due protagonisti goffi e pasticcioni!
Sei catanese e, naturalmente, non potevi escludere la tua terra dal tuo romanzo. Ma perché hai usato come arma del delitto proprio questa cosa sublime che è il cannolo siciliano?
Sono catanese e da parecchi anni vivo a Palermo (che adoro!). Non volevo escludere la mia terra dal romanzo, ma (come ho detto prima) nemmeno farcela entrare prepotentemente come avrebbero voluto le case editrici siciliane. La sicilianità entra in “Mascarpone” in punta di piedi e soprattutto… di cannoli!
La scommessa di base che avevo fatto con me stesso quando ho pensato a scrivere un semi-serial thriller, era di dissacrare il giallo, un genere letterario notoriamente tetro, dall’atmosfera lugubre e tenebrosa. Avevo a grandi linee un’idea di cosa avrei voluto scrivere, ma sapevo che non sarebbe stato facile realizzarlo! Per dissipare la spessa coltre di mestizia del noir occorreva inventarsi qualcosa che stimolasse il sorriso del lettore sulla scena del delitto anche e persino di fronte alla morte.
Un giorno mi trovai per puro caso a passare davanti alla vetrina di una nota pasticceria palermitana. Ero sovrappensiero ma, a un tratto, mi balenò l’idea del cannolo, un enorme cannolo alla ricotta, come arma impropria del primo delitto. La cosa mi faceva ridere solo a pensarla. Scriverla poi è stato ancora più stimolante.
Sei goloso? Qual è il tuo dolce preferito?
Non sono ancora riuscito a capire la mia vera essenza. Direi che di base non sarei goloso, ma lo divento fino all’inverosimile se solo assaggio un dolce. Adoro i cannoli alla ricotta, ma ne faccio un uso proprio (giuro!) e le torte alla crema bianca ricoperte di panna. Da buon catanese vado matto per le granite alla panna e non perdo occasione d’assaporarle tutte le volte che passo da quelle parti. La mia preferita è la granita caffè e panna accompagnata da una soffice brioche calda appena sfornata. Vi assicuro che è da leccarsi i baffi!!
Ti piacerebbe morire di tanta dolcezza, o meglio in tanta dolcezza, come i Georgia Middle e Robert Surgeon, i due morti ammazzati del tuo giallo?
Lascio volentieri alle pagine dei miei “semi-serial” i mega cannoli alla ricotta e le teglie di mascarpone. Preferisco vivere con piccole dosi di dolcezza caricate a salve e soprattutto non letali.
La più grande soddisfazione che ti ha dato questo libro sino ad ora.
Non c’è una soddisfazione più grande delle altre, ma tante piccole soddisfazioni che rendono grande questa mia prima avventura letteraria.
“Mascarpone” mi ha dato la possibilità di farmi finalmente conoscere ed apprezzare dalla gente. Non passa giorno che non riceva complimenti dai lettori tanto sul sito Strudelone che nei messaggi di posta elettronica e dei profili di Facebook. Mi ha anche consentito di stringere la mano personalmente a molti dei miei lettori in occasione delle tante presentazioni in giro per l’Italia e di parlare di me e dei miei progetti in svariate interviste andate in onda alla radio e in tv o pubblicate su testate giornalistiche online e cartacee.
Cosa consiglieresti a uno scrittore esordiente che volesse pubblicare il suo primo romanzo?
Gli consiglierei d’essere sempre fedele alla sua opera. Deve crederci, rispettarla e non tradirla mai. Non deve accettare compromessi pur di pubblicare o apportare modifiche se non le condivide. E poi deve aver pazienza, molta pazienza, tantissima pazienza! Conosco abbastanza bene il panorama degli editori e devo dire che più lo conosci meno ti verrebbe voglia di continuare a scrivere! Per fortuna, però, accanto alle case editrici meno serie, per le quali l’unica fonte di reddito atteso è lo stesso scrittore, ce ne stanno tante altre che svolgono questo mestiere, anzi arte, in maniera degna. Case editrici che fanno scouting nell’accezione più nobile del termine, che cercano e pubblicizzano i nuovi talenti, che assistono lo scrittore, oltre che nella fase dell’edizione, anche e soprattutto negli step successivi della propaganda e della distribuzione delle copie del libro sul territorio. Il segreto è allora saper cercare pazientemente, separando in modo oculato il buono dal cattivo. Non abbattersi mai e saper aspettare. Il resto, nei dovuti tempi e modi, verrà da sé.
Cos’altro hai “in forno” per i tuoi lettori?
Tante buone cose ancora. Tra i progetti che conto di sfornare c’è una raccolta in cartaceo dei miei racconti satirico-demenziali più belli pubblicati su Strudelone con l’aggiunta di altre storielle inedite. Spero poi tantissimo che vada in porto un’idea ancora in fieri di trasformazione di un mio racconto satirico in corto cinematografico. Infine… udite udite… sono alle prese con il secondo semi-serial thriller con protagonisti Haddock e Parrish!! Ho già in mente una trama folle, ma davvero folle da legare, e sto iniziando a buttar giù una prima stesura dei capitoli iniziali. Ma come in ogni buon thriller, anzi semi-serial thriller, che si rispetti… cali per ora il sipario e regni sovrana la suspense fino alla prossima puntata!!
Bene, Andrea, allora aspettiamo presto una nuova avventura dei tuoi due simpatici poliziotti e ti ringraziamo di questa piacevole chiacchierata.
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Loredana Limone








