
Dopo un viaggio estenuante, dodici ore in aereo con scalo a L’Avana, la vidi nel piccolo bar situato proprio nel centro del locale dove sostavano i passeggeri, a lato del Gate B14.
Erano le 16,30 cubane, ma per me erano già le 22,30 milanesi.
La voglia di bere mi aveva assalito all’improvviso.
Seduta al tavolino, tra frasi veloci in lingua spagnola, mi girai e la vidi. Una donna burrosa.
Direi la tipica donna cubana: gonna nera alquanto corta e camicia bianca, in vita una fascia gialla tenuta così stretta che le maniglie dell’amore, in verità più tipiche dell’uomo latino, fuoriuscivano prepotenti.
“Que quiere, señorita?”
“Un Cuba Libre, por favor.”
Un sorriso inebriante, celato però da baffetti molto scuri… quasi neri!
Avrei dovuto attendere ancora quaranta minuti: era la sosta necessaria per i passeggeri in transito e, intanto, sorseggiavo il mio Cuba Libre assaporando molto lentamente il rum “Cubay” che era rimasto in superficie.
Quando mi spostai un poco dal bar, il mio sguardo si posò su un tavolino dove un piatto che conoscevo molto bene era in bella mostra: il congrì, tipica pietanza della cucina cubana. Il profumo era veramente inconfondibile.
La vista di quel piccolo piatto di riso con i fagioli neri mi riportò alla mente i giorni già trascorsi, anni prima, nella bellissima isola. Ricordi abbondanti per giorni veloci… ma bastava un piatto congrì per farmeli rivivere… quei bellissimi giorni trascorsi lontano dal cielo uggioso di Milano.
Non era la prima volta che andavo in quella bellissima isola.
La prima volta ero stata a L’Avana, direi la capitale più pittoresca dei Caraibi… autentiche noches havanesi; quindi Varadero, con la sua spiaggia immensa; poi era stata la volta di Cienfuegos, definita la perla del sud, e ancora Trinidad, patrimonio dell’Unesco che conserva ancora lo splendore e l’incanto del suo passato coloniale.
Ora mi accingevo a visitare una parte dell’isola che, fino a qualche anno fa, era ancora sconosciuta al turismo di massa: Santa Clara. La città del Che.
Il viaggio non era ancora terminato e, dopo un decollo decisamente tranquillo, mancavano quaranta minuti di volo, alla fine dei quali atterrai all’aeroporto di Santa Clara. Ma, per lasciarmi alle spalle la giornata fredda dell’inverno milanese, mi mancavano ancora due ore: in pullman, su un terrapieno in mezzo al mare. Poi, finalmente, sarei arrivata in Paradiso, al Barcelò Cayo Santa Maria, dove per prima cosa avrei sicuramente mangiato un abbondante piatto di congrì.
Ecco come Francesca prepara il congrì, ora che è un’esperta.
Per 4 persone prende: 250 g di riso, 150 g di fagioli neri, 2 peperoni di cui 1 rosso e 1 giallo, 1 cipolla, cumino, alloro, peperoncino, olio e sale.
Dopo averli tenuti a bagno per una notte, fa lessare i fagioli neri con il cumino, l’ alloro e il sale. Poi li scola, conservandone l’acqua di cottura.
In quell’acqua fa lessare il riso. Intanto, in una capace padella dove ha messo l’olio, frigge una cipolla e i peperoni tagliati a julienne.
Appena questi ultimi sono cotti, aggiunge il riso scolato e i fagioli neri, regola di sale, mette un altro poco di cumino e di alloro, lascia mantecare e poi serve. Ma volendo, è ottimo anche freddo.
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Loredana Limone














