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Cerasi: ciliegi

Una piccola frazione di Reggio Calabria deve il nome al suo territorio ricco di piante di ciliegio.

Infatti, la collina su cui sorge ne è piena.
Quando arriva il periodo della fioritura fra marzo e aprile, vi è un trionfo di riflessi bianco-rosa che spezzano con il verde scintillante della campagna di prima- vera.
I ciliegi sono delle qualità più diverse, ma crescendo e sviluppandosi su questo territorio assorbono il calore e la salubrità dell’ambiente, che sembrano poi riverberarsi nelle pregiatissime ciliegie dal sapore esaltante che producono.

All’ombra dei ciliegi di Cerasi è ambientata la storia che Domenico Genovese racconta nel suo romanzo d’esordio dal titolo Il ciliegio del prete (Città del Sole Edizioni).

Siamo nell’estate del 1966 e stanno quasi per arrivare emigranti e anche villeggianti, perché Cerasi, per quanto piccolo - il più piccolo paese della Calabria o forse d’Italia - domina lo splendido panorama dello Stretto di Messina.

La vicenda del libro ruota attorno a “un’azione disonesta”, anche se in realtà è solo una goliardata: alcuni ragazzi del paese, uno dei quali è la voce narrante, intendono salire sul ciliegio più bello e rubare i frutti più prelibati.
L’albero in questione è detto “ciliegio del prete”, perché sorge su un terreno della Curia ed è amministrato dalla parrocchia locale. Ma è affidato alla sorveglianza di mastro Gnazio, un uomo buono quanto burbero, di cui è meglio non mettere mai alla prova la pazienza. Né quella del suo cane, Sgarra, o di sua moglie Cicca.

Se l’assalto va a buon fine sarà piacevole scoprirlo tra le pagine scorrevoli di questo libro.
Anzi, tra le strade di questo paese, con le sue colorite descrizioni, i suoi personaggi ingenui e nel contempo furbi: davvero un variopinto mosaico umano, la sua unica osteria-bar-tabaccheria da cui ogni mattina fuoriesce l’odore del caffè che comare Grazia prepara per i soliti avventori con una vecchia caffettiera elettrica che il marito ha comprato di seconda mano ad una fiera e dove poco prima che il paese si ripopoli per l’estate la bottiglieria cambia aspetto: il più costoso Martini viene sostituito dal Martinez; al posto del Cynar appare un’anonima bottiglia con la figura di un carciofo sull’etichetta e lo Stock è rimpiazzato da un non meglio identificato “Due Stelle”.
Per prendere in contropiede lo “Stato tiranno” e perché tanto quelli vengono da Milano, da Torino, stanno sempre in fabbrica a lavorare. Che ne capiscono!

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Commenti dei lettori

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  • Antonella Ripepi

    23 Mar 2010 - 12:53 - #1
    0 punti
    Up Down

    Io faccio parte di quel manipolo di villeggianti che “non ne capivano” e tornavano in estate per stare accanto ai nonni, agli zii, per rivedere i cugini nati e cresciuti in città, guarda caso proprio a Cerasi che domina lo Stretto, ma potrebbe trattarsi di qualunque piccolo borgo in qualunque parte del mondo. Con queste pagine, scritte da un animo sensibile e profondo che ha accompagnato la mia infanzia, ho potuto vedere il “piccolo borgo” con lo sguardo di chi ci ha vissuto tutto l’anno, una luce commovente che molto spesso, ma solo per un attimo, avevo potuto cogliere negli occhi dei miei genitori che tornavano nei luoghi delle proprie radici e dei propri affetti più veri. Grazie, aspettiamo il seguito della storia…