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Colpo di fulmine

Una grande sorpresa, di contenuti e di finale, ci riserva questo racconto di Paolo Dell'Oro, di cui sto avendo il piacere proprio, in questi giorni, di leggere l'ultimo libro: "Nel segno della galletta - La cambusa nei millenni". Un libro che finalmente dà il giusto spazio ad un argomento - l'alimentazione di bordo - su cui si è scritto poco e in modo lacunoso. Ve ne parlerò presto. Ora gustiamoci questo racconto, soprendentemente romantico.


Ogni essere umano, seppure poco distinguibile dalla grande moltitudine dei sui simili, ha una storia propria con glorie, passioni, avventure e grandi momenti. Tutte le storie, esemplari o nefaste che siano, meriterebbero qualcosa più che l’oblio. Tuttavia la stragrande maggioranza delle esistenze si chiude nel silenzio, senza lasciare altra traccia che una piccola lapide, anch’essa caduca.

Questi erano i pensieri che ogni tanto occupavano la mente di Giovanni Rossi. Era un giovane che, passata da poco la trentina, conduceva una vita del tutto normale. Tipo metodico e abitudinario fino all’ossessione, basso di statura, già un poco stempiato, portava due spessi occhiali da miope.

Tra le sue abitudini c’era una passeggiata settimanale, un lungo giro per le vie ed i giardini del suo quartiere, che gli serviva per sgranchire un corpo intorpidito dalla vita d’ufficio. La passeggiata durava un paio d’ore ed era sempre la stessa. Le sue modalità si erano andate rinforzando negli anni tanto che, chi lo avesse aspettato in un dato punto del percorso lo avrebbe visto arrivare con assoluta puntualità, quasi che mettesse piede destro e piede sinistro sempre negli stessi punti, calcando pietre e tombini ogni volta con lo stesso piede e alla stessa ora. Molte erano le persone che ormai lo conoscevano e vedendolo arrivare gli facevano un cenno di saluto.

Un giorno che passeggiava così, non lontano da casa, Giovanni alzò gli occhi e scorse dietro ad una finestra di un primo piano una signora: il viso era grazioso, gli occhi luminosi, i capelli neri. Ne fu subito colpito, tanto da non riuscire a staccarle lo sguardo. Nel turbamento gli sembrò perfino che la signora gli avesse abbozzato un sorriso. Se ne venne via voltandosi più volte e fissando la finestra a lungo, fino a che i riflessi del vetro non gli impedirono la vista.

Non si può dire che il nostro signor Rossi avesse fortuna con l’altro sesso, troppo introverso, troppo filosofo, anche l’aspetto non lo aiutava. Ma in cuor suo aveva sempre coltivato la speranza dell’incontro che gli avrebbe cambiato l’esistenza, quella esistenza di cui comunque sentiva l’assoluta inutilità.

La settimana seguente, Giovanni uscì di casa con la speranza di rivedere la misteriosa signora. Senza rendersene conto teneva un’andatura più veloce del solito. Svoltato l’ultimo angolo, un tonfo al cuore gli disse che Lei era lì. Sembrava quasi che lo aspettasse. Teneva la tendina della finestra scostata con la mano un poco tremante. Giovanni, che aveva ormai il cuore in subbuglio, interpretò il tremore come un segno di mutua corrispondenza. Gli sembrò anche che il suo sorriso fosse più aperto della volta precedente e così, facendosi forza, accennò un timido saluto con la mano.

Tra alti e bassi ripensò all’accaduto per tutta la settimana mettendo insieme una strategia per la passeggiata successiva: punto cruciale dell’operazione era la ricerca del nome della misteriosa signora del primo piano tra i campanelli del condominio. Poi avrebbe rintracciato il numero telefonico e chiamato per presentarsi. Ogni tanto Giovanni veniva assalito dal pessimismo per non dire dalla depressione. Allora vedeva tutto nero, ma anche i sogni peggiori avevano un limite: l’inconscio ha le sue protezioni che ci tutelano dalle delusioni più laceranti. E così dallo sconforto passava all’indifferenza e poi di nuovo inforcava gli occhiali rosa.

Il giorno della passeggiata arrivò e Giovanni, sbarbato di fresco e con il migliore abito che aveva, partì per la sua avventura amorosa. Svoltato l’ultimo cantone, il primo sguardo gli diede una delusione: le tendine della finestra erano chiuse e non c’era nessuno. Poi però si accorse che Lei era andata ad un’altra finestra divisa dalla prima da un balconcino. Questa volta Giovanni non ebbe dubbi: si era accorta di lui e lo aspettava! La ricerca sui campanelli non diede frutti, c’erano solo inutili cognomi, ma Giovanni, ormai infervorato, per non dire innamorato, fantasticava sulle future mosse. La stagione volgeva al bello, la primavera era alle porte e le finestre si sarebbero presto aperte. Lei allora si sarebbe affacciata al balcone e… avrebbe risposto al suo saluto. A questo pensiero si sentiva quasi venire meno.

Dopo un altro paio di avvistamenti che servirono solo a dargli l’impressione che il filo che lo legava alla dama misteriosa si fosse rinforzato, cominciò a spingere i progetti più in là nel futuro. Ormai sognava la signora di giorno e di notte. Arrivò maggio e in una radiosa giornata di sole Giovanni Rossi si svegliò in gran forma. Mise la cravatta e le scarpe nuove comperate per l’occasione, fece la solita colazione a base di caffelatte, biscotti con il miele e un succo di frutta, colazione che, non è il caso di dirlo, non cambiava da decenni, e partì puntualmente da casa per quello che considerava il giorno fatidico della sua vita. Era così ansioso che quasi, in un tira e molla di rallentamenti e piccole corsettine, stentava a fare i soliti passi.

Girato l’ultimo angolo, allungò quel poco di vista che aveva ed ebbe l’impressione di uno strano trambusto intorno alla casa. Le finestre del primo piano erano aperte, ma non c’erano più le tendine. Si avvicinò con il fiato sospeso. C’era un camion che faceva un trasloco. Poi d’un tratto la vide: era china vicina a un cassone della spazzatura, con il suo bel sorriso, i capelli neri e i grandi occhi sbarrati e… un treppiede di legno che ne sosteneva il busto di cartone.

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Commenti dei lettori

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  • luciana navone nosari

    18 Jan 2010 - 19:18 - #1
    0 punti
    Up Down

    Ho letto con estremo interesse ‘colpo di fulmine’. Tenero, garbato e… sorprendente nel finale! Un colpo id fulmine anche la conclusione!