Forse per questo sull’alimentazione di bordo si è scritto poco: gli storici preferiscono nar- rare le conquiste di nuovi territori o le grandi manovre delle flotte capitanate dagli eroi del momento.
A colmare la lacuna, è stato Paolo Dell’Oro, noto scrittore nautico (di cui spesso questa guida pubblica i racconti) e curatore della collana Effemera (Seneca Edizioni), che stavolta ha abbinato la sua vastissima espe- rienza e la passione per il mare al cibo, pubblicando un nuovo, interessante libro dal titolo Nel segno della galletta – La cambu- sa nei millenni: un saggio che si legge come un romanzo.
E’ nella Bibbia, dice l’autore, che troviamo l’inizio dell’alimentazione di bordo, volendone fissare un momento convenzionale: quando Noè riempi l’Arca delle provviste che sarebbero state necessarie alla sua famiglia e agli animali che doveva salvare dal diluvio universale.
Di cosa fossero costituite quelle provviste, il Libro dei Libri non lo dice, ma andando avanti nei secoli il cibo principe della cambusa, la cucina della nave, fu la galletta, o pane biscotto, prodotta partendo dal pane affettato e ripassato nel forno, quindi - come dice il nome - cotta due volte.
Al giorno d’oggi, viaggiare non implica problemi di sopravvivenza, di cibo scarso o di sete inappagabile. Mai si penserebbe che, un tempo, gli uomini in mare si fossero ridotti a mangiare topi, o a mettere in ammollo le proprie calzature per renderle commestibili; né s’immaginerebbe che una galletta ammuffita potesse valere più di una vita in cui le urla della battaglia, il baluginare delle lame e il rombo del cannone venivano coperti dal silenzio della fame.
Ma, oltre alla fame, era la sete il grosso problema dei marinai, una sete esagerata provocata dal sale che conservava gli alimenti e che non poteva essere calmata con le modeste razioni d’acqua (custodita con chiavi, catene e catenacci) previste a bordo.
Che tormento doveva essere, nei momenti dell’arsura mortale, avere tanto acqua intorno e non potersi dissetare!
Naturalmente ben diverso era il discorso se ci si sedeva alla tavola degli ufficiali, cui veniva riservato un trattamento speciale.
Paolo ci racconta di una volta che i marinai delle caravelle ebbero pescato un delfino: a Sua Eccellenza l’Ammiraglio Cristoforo Colombo fu riservato il fegato, considerato una vera leccornia!
Tuttavia, quand’anche il cibo non fosse mancato, a decimare l’equipaggio, c’avrebbero pensato le malattie - infezioni, dissenterie, malattie veneree - in particolare, lo scorbuto, dovuto alla carenza di vitamina C, che si manifestava con dimagramento, ulcerazioni ed emorragie delle gengive e degli organi interni e che, come dice il detto, ne uccideva più che il mare.
Posso dire che questo è il libro più dolce e più amaro che abbia solcato il mare delle mie letture.
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Loredana Limone













