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Intervista a Matilde Maruri Alicante

Matilde Maruri Alicante, traduttrice e giornalista, ha incominciato ad interessarsi di cucina nei primi anni '80, portata in generale dall'attrazione per le culture diverse dalla propria e in particolare dalla passione per i cibi asiatici. Nel tempo, studiando e praticando, ha scoperto che il cibo e la cucina possono anche essere larghe vie di comunicazione e questo ha trasformato la curiosità e la golosità in stabile affezione. Nutre inoltre molta ammirazione per la figura del cuoco (e della cuoca, chiaramente), nella quale vede qualità di saggezza, equilibrio, pazienza, creatività, generosità, flessibilità e altre che ambirebbe possedere. Sull'argomento ha pubblicato il libro di ricette "Coriandolo e Basilico" e, per bambini, "Gnomo Sapiens", sull'agricoltura biologica.

Come e quando hai scoperto di avere una scrittrice dentro di te?
Non sono sicura di aver fatto questa scoperta. Ho sempre avuto una certa inclinazione per la scrittura e l’ho praticata. La prima pubblicazione è accaduta per opera di una scrittrice che ha gradito i miei scritti e mi ha spedita da un suo editore per farne un libro.

Il Cucchiaio dell’Abate (Ancora Editrice)” è un pellegrinaggio gastronomico per conventi e monasteri. Pellegrinaggio che tu hai effettivamente fatto.
Sì, a tappe, come si fanno i cammini lunghi, a volte fermandomi per qualche giorno, a volte solo per una notte o per un pranzo, a volte soltanto visitando il luogo.

Che reazione hanno avuto i religiosi alle tue richieste culinarie?
Sono stati tutti molto accoglienti. All’inizio dubitavano che piatti così semplici potessero interessare, poi credo che abbiano considerato la cosa divertente.

C’è qualcosa che hai trovato e che non avresti mai pensato di trovare nei monasteri?
Ho trovato persone amichevoli, allegre, affettuose, pronte allo scherzo. Persone solide e laboriose, dalle idee chiare. Nessuna sorpresa, ma in effetti, anche la prima volta che sono andata in un monastero per un ritiro, non mi aspettavo nulla, quindi non era facile che qualcosa mi sorprendesse.

La più appetitosa delle ricette che ti hanno insegnato i frati.
Proprio volendo scegliere, e forse solo perché soddisfa il mio desiderio di mangiare un buon gelato, senza quel retrogusto di prodotti sintetici che hanno più o meno tutti, il sorbetto di arancia dei cistercensi di Santa María de Huerta. L’ho preparato molte volte, anche con frutta diversa, per esempio usando fragole e pesche, ed è straordinario, leggero e salutare.

Molte pregiate tradizioni dolciarie sono nate all’ombra di antichi conventi.
Sì, ne ho visitati alcuni, special- mente in Sicilia, che producono dolci per tutto il paese.
Sapori celestiali, ricette segrete. In Portogallo, mi pare a Guimarães, hanno creato una fiera dei dolci conventuali. Spesso i dolci hanno nomi divertenti, come “Barriguinhas de Freira” (Pancine di suora, nella foto) o “Orelhas de abade” (Orecchie d’abate).

Ti piace cucinare? Quali sono i tuoi gusti: preferisci il dolce o il salato?
Certo, mi piace molto, e mi piace organizzare pranzetti per la famiglia e gli amici. Se posso con piatti un po’ spettacolari, per poterne parlare, farne argomento di conversazione. Niente di speciale, magari anche solo un tacchino arrosto, ma che sia enorme, accompagnato da salse di ogni genere e sapore. Preferisco i sapori salati e piccanti, e gli accostamenti di dolce-salato e dolce-piccante. Amo le zuppe, i funghi, le uova, il riso bianco, le patate bollite quando sono ancora ben calde.

I tuoi prossimi progetti.
Sto preparando un manuale di cucina.

E allora aspettiamo di leggerlo presto per carpire qualche appetitoso segreto. Grazie per essere stata con noi, Matilde.
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