I ravioli al brasato

Una sera in cui faceva molto freddo, ma una leggerissima nebbia creava un'atmosfera fiabesca e il prato intorno alla Biblioteca di Pioltello sembrava spolverizzato di zucchero a velo (brina prodigiosa) e persino un tronco d'albero marrone e bianco pareva rubato alla vetrina di un pasticciere, Aurora Uggeri ha scaldato tutti noi di "Sapori letterari" con questi suoi gustosi ravioli al brasato.


La voce rauca e gracchiante della signora Beretta che intimava a Pierino di alzarsi, era la mia sveglia mattutina.
L’anziana signora e suo figlio abitavano nel monolocale confinante con la nostra sala nella quale mia sorella, mio fratello ed io dormivamo.
Tutti i giorni alle 6,30 era la stessa storia e non c’erano né feste né domeniche.
Convivevano sopportandosi appena: la più agguerrita era la madre che non perdeva occasione per maltrattare il figlio comportandosi con lui come se fosse ritardato.
Solo un giorno all’anno la sveglia suonava più tardi e ad un volume accettabile: la mattina di Natale.
E così fu, anche quella mattina di un Natale di tanto tempo fa.

                                                        * * * * *
Io, sotto le coperte, nel tepore delle lenzuola di flanella, con la testa sprofondata nel cuscino, mi pregustavo nel dormiveglia quella giornata tanto attesa…
La luce, che filtrava dal vetro della porta della sala lasciata socchiusa per far sì che a poco a poco ci svegliassimo, veniva della cucina dove già si stava preparando il pranzo. Il chiacchericcio dei miei genitori mi portava lentamente alla realtà finchè arrivò mia madre e mi disse di alzarmi per aiutarla.
Mia sorella ovviamente era già in piedi. Lei, più grande di me di cinque anni (allora rappresentavano un abisso) si occupava delle pulizie domestiche. Mentre a me spettava il compito di aiutare in cucina e a mio fratello….. ci accontentavamo che si alzasse ad un’ora decente.
Finalmente mi decisi, uscii dal letto e andai in cucina.
Come mi aspettavo, mia madre e mio padre avevano già iniziato a preparare i ravioli di brasato che avremmo poi mangiato in brodo.
Non ricordo un Natale a casa dei miei senza i ravioli.
Mi fermai un attimo sulla soglia a guardare i miei genitori che si scambiavano pareri e critiche sulla sfoglia appena fatta, sul ripieno preparato la sera prima, sulla gallina comprata al mulino, troppo grassa, troppo piccola e chissà se la carne degli arrosti sarà veramente tenera come aveva promesso Luigi, il macellaio di fiducia. Tutta questa ansia e trepidazione mi facevano tenerezza.
Neanche il borbottio sempre più vivace della moka sul fornello riusciva a distrarli.
Entrai in cucina; la tazzina senza piattino con già dentro lo zucchero, appoggiata in un angolo del tavolo con qualche biscotto sotto al cucchiaino posato affianco, mi fecero capire che dovevo muovermi. Mi vestii velocemente e iniziai a mettere il ripieno sui quadratini della sfoglia; dietro di me mia madre li chiudeva e, magicamente, dava loro la tipica forma del raviolo. Mentre mio padre preparava un’altra sfoglia, io li posavo allineandoli perfettamente, l’uno vicino all’altro, sul ripiano del mobile dove era stata stesa la tovaglia rettangolare più grande così che l’altra metà di tessuto li avrebbe coperti.
A metà mattina finimmo di prepararli e finalmente tutti i timori svanirono: bastò vederli per avere la certezza che erano un capolavoro. Buoni come quelli dell’anno precedente.
Spettò a me di preparare anche le pentole necessarie per la cottura degli arrosti, i vassoi da portata, le scodelle per la mostarda, i sott’oli e gli altri contorni.
Mio fratello nel frattempo si era alzato, lavato e vestito, e si mise - bontà sua - a darci una mano.
Iniziò così la preparazione della tavola a cui io non partecipai perchè la mia capacità di
rompere piatti e bicchieri era purtroppo un dato di fatto confermato.
Sul tavolo della sala allungato, mia sorella mise la tovaglia bella, che si usava solo quel giorno; poi aprì la vetrina e vi sistemò il servizio di piatti e di bicchieri della dote di mia madre.
Verso le 12,30 (era quella l’ora di pranzo) mia madre ci invitò a sederci a tavola.
La vidi arrivare con la pentola che conteneva i ravioli. Il vapore sparse nella casa il profumo della pietanza più attesa. Mio fratello fu il più veloce a passare il suo piatto, poi mia madre riempì quello di mio padre e si volse verso mia sorella.

                                                        * * * * *

L’urlo improvviso di mia figlia Elisa mi fa trasalire. Tutti gli altri parlano concitatamente e si complimentano con lei. Alleluja! Finalmente ha fatto tombola. Non ne possono più di giocare. Mia madre mi passa vicino e mi dice che ho bevuto troppo vino. Sul divano affianco a me anche mia suocera sta schiacciando un pisolino. Qualcuno mi ha messo addosso una coperta che ora stringo avidamente a me per non lasciar scappare quel tepore che mi ha cullato e accompagnato in un viaggio onirico a ritroso nel tempo.
Alzo lo sguardo verso il resto della stanza: sul tavolo c’è un po’ di tutto, dal formaggio ai cioccolatini, vino, bibite e piattini con montagnette di scarti di frutta secca. Di là in cucina sul tavolo ci saranno i vassoi con l’avanzo delle lasagne, degli arrosti e dei contorni.
Elisa euforica per la vincita propone di giocare ancora, ma un coro unanime risponde di no.
Mia cognata propone di aprire il pandoro e io vedo lo sguardo di mia sorella che cade sui suoi fianchi e, con una piccola rotazione della testa, anche sul sedere.
Mia nipote rimette il cd delle canzoni di Natale, partono le note della nostra canzone preferita, Oh happy days, e qualcuno inizia a cantare.
Involontariamente scivolo ancora un poco sotto il plaid e la testa riprende il suo posto nella fossetta che si è creata nello schienale del divano.
Il torpore mi riprende e io non vi oppongo resistenza.

Finalmente è il mio turno e mia madre allunga il braccio per prendere il mio piatto. Il formaggio grattugiato fa il giro del tavolo.
Mia madre raccomanda di mangiare con calma e di stare attenti che scottano. Ancora non abbiamo iniziato, ma io e mio fratello ingordi le chiediamo se ce ne ancora.
Lei con orgoglio ci risponde di si.

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Commenti dei lettori

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  • carmilla

    23 Jan 2010 - 18:57 - #1
    0 punti
    Up Down

    Un racconto caldo e bello che mi ha riportato indietro nel tempo.

  • Profilo di marisol

    marisol

    03 Nov 2010 - 11:27 - #2
    0 punti
    Up Down

    Bello questo racconto, ti riporta indietro negli anni, ma potrebbe ancora oggi essere spunto per trarne quel senso di famiglia, di semplicità, ripercorribili…..perchè no?

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