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Il gusto di un ricordo

Clementina Gervasoni, che ha già partecipato all'antologia "Sapori letterari" pubblicata dalla casa editrice Terra Ferma (prefazione Allan Bay) nel 2008 con ben due racconti, mi ha seguita anche nell'esperienza pioltellese. Durante la quale è venuto fuori un gustoso coniglio in salmì e un ricordo sempre vivo.


L’infanzia è un periodo ormai lontano.
Un periodo che talvolta, inevitabilmente, sento il bisogno di ricordare.

La mente corre indietro nel tempo.
Ad occhi chiusi, rivedo una cucina.
Cammino allegra tra le stanze. Sono da mia zia Maria.
Passo molte giornate con lei. Io sono la sua “Tinina”, lei, la mia zietta.
La seguo con lo sguardo in ogni gesto. Sta cucinando per me, il suo tormento: perché sono davvero tante le cose che non voglio mangiare.
Le saltello intorno.
Osservo curiosa i preparativi.

Sta rompendo le noci ed io già so che serviranno per un piatto speciale. Ingredienti alla mano ed eccola davanti ai fornelli.
Taglia in pezzi il tenero coniglio che, successivamente, metterà a rosolare. Risento lo sfrigolio tipico della carne che prende colore mentre tanti piccoli schizzi balzano dalla pentola. Lei, dolcemente, mi allontana: le sto così vicina che mi potrei scottare.

Mi manda a guardare la televisione per poi raggiungermi più tardi, quando, coperta la pentola, deve solo aspettare che il tutto cuocia lentamente.
Nella casa si diffonde il profumo delicato e inconfondibile di coniglio in salmì con le noci.
Ricordo ancora quanto fosse morbida la carne, il sapore e la tinta un po’ scura della cremosa unione di pomodoro, verdure e noci in cui io intingevo il pane.
Era il mio piatto preferito.

Dico “era” perché è legato a lei che non c’è più da molti anni.
Mi manca.
Custodisco lei nel cuore e quel sapore smarrito dentro la memoria.
Con immenso affetto e devozione, riapro gli occhi.
E tutto ciò che vedo è nostalgia.

L’essenza di questo lontano, ma vivo, ricordo.

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