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La torta della felicità

Ha un ingrediente segreto, la torta che Aurora Uggeri ci ha letto durante l'ultimo incontro di Sapori letterari a Pioltello. Attendiamo di gustarla alla grande festa che stiamo organizzando per il 20 marzo 2010 (dettagli a seguire presto).

Le giornate trascorse alla casa al lago erano lunghe e dense di vita.
Miriana vi ritornava ogni anno a Pasqua con la nonna. Era bello attendere l’arrivo della primavera sedute insieme sulla panchina di legno proprio di fronte al piccolo molo dal quale anni prima, quando il nonno era ancora vivo, partiva sulla piccola barchetta a remi alla scoperta del mondo incantato della natura.
La nonna la salutava con il braccio alzato, sventolando un fazzoletto bianco nella mano come facevano una volta i parenti sulla banchina quando si accomiatavano dai loro cari che partivano per un lungo viaggio in cerca di fortuna.
Miriana, in piedi, le rispondeva mandandole baci fino a quando il nonno la costringeva a sedersi per evitare che l’imbarcazione si capovolgesse.

Com’era bella la sua nonna: alta, con un corpo che sembrava scolpito appositamente da un artista; i suoi capelli biondi, gli occhi azzurri e la carnagione bianca rivelavano le sue origini tedesche; il seno pronunciato e gonfio di orgoglio femminile riempiva le camicette ricamate da lei stessa e che era solita indossare, mentre le gonne un poco attillate le cingevano i fianchi robusti e dolci allo stesso tempo.

Ed era sempre su quella panchina che la nonna le raccontava di quando era giovane e lavorava nella pasticceria dello zio in Grubenstrasse, a Erfurt, il suo paese natale. Le piaceva cucinare dolci e sperimentare nuove ricette aggiungendo ogni tanto qualche ingrediente che, a suo dire, aveva il potere di togliere la malinconia, far tornare l’appetito in una coppia, oppure far perdere la testa all’uomo o alla donna cui era destinato.

Era proprio con una delle sue torte che era riuscita a far innamorare il nonno Nicola. Un uomo robusto, forte e coraggioso, costretto ad emigrare in un paese lontano e freddo in cerca di un lavoro e di una vita dignitosa. Buon lavoratore si era rimboccato le maniche e adattato alle tradizioni e ai costumi della nuova terra senza protestare; così, in men che non si dica, senza neanche rendersene conto, aveva completamente donato il suo cuore alla più bella donna che avesse mai incontrato.

Quell’anno Miriana, ormai quasi adulta, aveva organizzato una gita a Venezia con un gruppo di amici, anche se era preoccupata perché le condizioni di salute della nonna non erano affatto buone. Anzi erano peggiorate dopo l’intervento chirurgico e le pesanti cure a cui si era sottoposta, ma nonostante la malattia, Petra, così si chiamava la nonna, non aveva perso la sua grinta, e il viso, seppur segnato da tanti trascorsi non tutti felici, era ancora in grado di infondere gioia e serenità.
L’aria era finalmente diventata tiepida, gli uccellini cinguettavano volando da un ramo all’altro e nel prato erano sbocciate le margherite. Felici di poter godere ancora di quello spettacolo, sedute sulla panchina iniziarono a chiacchierare.
Miriana confessò alla nonna di essersi innamorata di Alessandro, il timido compagno di banco.
Petra, che l’aveva capito già da molto tempo, le sorrise e la nipote appoggiando la testa sulla sua spalla le chiese di raccontarle per l’ennesima volta come era riuscita a far innamorare il nonno.
Petra allora si alzò e disse a Miriana che era ora di passare dalle parole ai fatti. Conservava ancora da qualche parte la ricetta della torta che cinquant’anni prima le aveva regalato tanta felicità.

Entrate in casa, Petra si ricordò che la ricetta era nel primo cassetto della credenza.
“Leggila tu, Miriana. Io non trovo i miei occhiali” disse alla nipote.
“4 uova, 300 g di farina, 150 g di burro, 150 g di zucchero, 1 bustina di lievito, 1 bustina di vaniglia, crema pasticcera per la farcitura, latte quanto basta per ammorbidire l’impasto, 12 fragole, scaglie di cioccolato bianco o fondente, un vasetto di panna montata e… E poi, nonna? Manca un ingrediente.”
“No mia cara, quello lo devi mettere tu e non sarà difficile a giudicare da come ti brillano gli occhi e quasi ti trema la voce quando parli del tuo Alessandro.”
“Funzionerà anche con me?”
“Certo, mia cara” rispose la nonna.

Il forno si accese e la tavola si riempì di ingredienti, mentre il sole rosso s’immergeva lentamente nel lago e le due donne,in cucina, trascorrevano insieme forse l’ultima Pasqua.
Non c’era tristezza, né segno di rimpianto sui loro volti: solo la consapevole felicità di chi ha avuto molto e di chi si appresta ad afferrare tutto ciò che la vita potrà offrire.

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