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Un corso dove si riscopre la vita

E s'impara a cucinare

Tra tutte le magie che Lillian ha fatto nella sua vita, la più importante risale a quando era bambina: è riuscita a far uscrire sua madre da un isolamento, chiamiamolo così, letterario, nel quale era piombata dopo la separazione.

Fu un’intuizione, o forse fu semplice- mente guidata dal cuore: la guarì col cibo, poco alla volta, tentativo dopo tentativo, finché un giorno, complice una mela dole e croccante, la mamma finalmente alzò gli occhi dal libro che non smetteva mai di leggere e si accorse di lei. Che era cresciuta, la sua bambina.

Partendo dall’assunto che il cibo è cura, è magia, è salvezza (lezioni che ha imparato soggiornando qui in Italia per un paio d’anni), Erica Bauermeister ha scritto La Scuola degli Ingredienti Segreti (Garzanti), un romanzo di gusto e sapore che ha costruito intorno a un corso di cucina.
Quello che Lillian (che non è una fata, ma semplicemente una cuoca) organizza il lunedì, quando è giorno di chiusura, nel suo ristorante.
Il ristorante si chiama come lei, semplicemente “Lillian’s”, e si trova sulla strada principale della cittadina, seminascosto da un giardino fitto di antichi ciliegi, di rose, di appuntiti ramoscelli ondeggianti e morbidi cumuli di erbe aromatiche.

Chi sono i suoi allievi? Ce ne sono di tipi diversi.
Taluni si presentano con un buono regalo in mano, altri perché non sanno restare fuori da una cucina più di quanto un cleptomane non sappia tenere le mani in tasca… A questa sessione ci sono Claire, una giovane madre che ha bisogno di evadere; Chloe, una ragazza tanto tenera quanto maldestra; Tom, che ha perso la cuoca e amore della sua vita; e poi Antonia, Ian, Helen, Carl, Isabelle… ognuno con la sua storia che s’intreccerà alle altre mentre il cibo preparato insieme, e poi condiviso, regalerà un attimo di felicità o un ricordo perduto, addolcirà un momento di tristezza, suggerirà una soluzione.
E per incanto tra alcuni di essi nascerà un’amicizia, o addirittura l’amore.
Anche per lei, Lillian.

Almeno così ci piace immaginare, quando la vediamo uscire dalla cucina spenta e, tra i ciliegi del giardino, sentire il profumo delle mele magiche della sua infanzia.

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