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Bava di lumaca

"Il mondo è popolato da miliardi d’individui che non si conosceranno mai." Così inizia questo nuovo racconto di Paolo Dell'Oro. Che dimostra come un semplice invito a cena può serbare sorprese e cambiare la prospettiva.


Il mondo è popolato da miliardi d’individui che non si conosceranno mai.
Durante la nostra vita potremo entrare in contatto, per una conoscenza superficiale, con al massimo un migliaio di persone; le conoscenze più profonde si limiteranno in genere alla punta delle dita.
Tutti gli altri innumerevoli individui, le folle brulicanti che ci passano accanto nelle strade, nelle stazioni, ai grandi magazzini, quanti abitano nel nostro stesso quartiere per non parlare degli infiniti rioni del mondo, resteranno per sempre degli assoluti sconosciuti.
Sto camminando tra la folla su un marciapiede del centro e mi chiedo chi sono questi due individui che camminano davanti a me? Li vedo di spalle e lui tiene un braccio sul collo di lei. Che fanno? cosa pensano? cosa si dicono? dove vanno? quale sarà il loro destino? cosa sentono di questa primavera così dolce che è alle porte e che spinge nel cielo delle belle nuvole chiare che sembrano batuffoli rosa?

Io non conosco nemmeno le persone che abitano nel mio condominio, tutt’al più un buongiorno al mattino quando vado al lavoro e via. Sono impiegato in una grande ditta della città e conosco poco perfino buona parte dei miei colleghi. Giorno dopo giorno, mesi, anni, il tempo corre veloce, passano le primavere e le nuvole nel cielo, e noi trasciniamo le nostre esistenze accanto a quelle degli altri non incontrandoci mai.

Le vite degli uomini sono come lunghe bave di lumaca che corrono parallele, di rado incrociandosi. Andiamo per monti e per valli, per terreni piani o accidentati, stirando la nostra scia, qualche rara volta luminescente; i nostri vicini arrancano per la loro strada parallela alla nostra, ma non sappiamo chi sono. Una barriera ci separa. Solo a volte il destino ci fa incontrare, la barriera cade, si fa amicizia, ci si innamora, le bave s’incontrano!

Giorni orsono, avevo un invito a cena da certi amici. Ero contento: una serata diversa dal solito. Mi faccio la barba, il piacere di una camicia fresca di bucato, un piccolo regalino per la padrona di casa.

Come varco la soglia di casa, i profumi della cucina mi fanno venire l’acquolina in bocca. In questa casa ho sempre mangiato bene: tra le specialità ci sono le minestre di legumi servite in certe coppolette che le tengono calde e ne esaltano il profumo e l’agnello affiancato dal farro bollito.

Alcuni ospiti mi hanno già preceduto: entrando li intravvedo seduti qua e là nel salotto. Qualcuno in gruppo che chiacchiera animatamente, altri da soli con quell’aria un po’ triste e sperduta di chi in simili circostanze si sente dimenticato.

La padrona di casa è troppo indaffarata con gli ultimi preparativi per la cena e non ha tempo per rimediare a simili piccoli disguidi, e così io, che sono solo e che in questa casa mi sento a mio agio, penso di dirigermi verso qualche anima solitaria a fare opera d’intrattenimento.

Mi ritrovo comodamente seduto in poltrona a chiacchierare con un signore sconosciuto, senza tratti particolari e più o meno della mia età. Fin dalle prime battute mi accorgo che il mio interlocutore coltiva i miei stessi interessi. Le chiacchiere si infittiscono, favorite da una certa sintonia creatasi tra noi, e la conversazione entra nei particolari. Così mi rendo conto che quel signore fa anche un lavoro simile al mio. Sono incuriosito, ma ancora non oso porgli domande esplicite e prendo la cosa un po’ alla larga:
“Io lavoro in questo quartiere e m’interesso di commercio.”
“Anch’io lavoro qui vicino nel campo commerciale.”
Penso che la persona che mi sta davanti sia un impiegato di qualche ufficio delle tante aziende del quartiere. A questo punto mi faccio coraggio e gli chiedo il nome della sua ditta.
Viene fuori che lui lavora dove lavoro io!
Ridiamo di cuore, tutti e due con una espressione di stupore.
“Ma da quanti anni lavora lì? Da poco vero?”
“No, no, da più di vent’anni.” mi risponde.
“Oh! Anch’io sono impiegato lì da circa vent’anni! Ma è mai possibile non esserci mai incontrati?”

Comincia un interrogatorio incrociato sulle abitudini di ciascuno, gli orari di lavoro, gli uffici frequentati, le persone conosciute. Si arriva alla conclusione che il non esserci mai incontrati, forse ci siamo visti qualche volta di sfuggita, è cosa possibile pur essendo veramente improbabile. Non gli dico che sono poco fisonomista, ma mi sento sollevato pensando che non lo è molto neanche lui.

La sua vita si era svolta parallela alla mia per così tanti anni, su strade così vicine e simili alle mie, ci siamo passati accanto per tante stagioni…

Alla fine della serata ci salutammo perplessi, non ricordo se ci dicemmo arrivederci o addio.

Quando al mattino seguente stavo varcando la soglia del mio ufficio, lui era là. Stava entrando come me al lavoro e mi salutava con un sorrisetto che pareva dicesse: “Lo sapevo”.

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