La nostra Mesopotamia

Un qualunque libro di storia c’insegna che i Greci chiamarono Mesopotamia (cioè terra “in mezzo ai fiumi”) la grande pianura alluvionale formata dai fiumi Tigri ed Eufrate, corrispondenti all’incirca al territorio dell’attuale Iraq, in Medio Oriente.

terra di mezzoQuesta non è una rubrica di storia e, quindi, vi chiederete cosa c’entri una introduzione del genere.

C’entra, invece.
C’entra perché Angelo Ricci, scrittore vigevanese, ha definito la Lomellina una terra di acque, fiumi e torrenti, compresa fra il Sesia e il Ticino: una piccola Mesopotamia.
E perché Michele Marziani, scrittore riminese che ha vissuto a lungo in Lombardia, ne ha decantato i cibi in un libro fresco fresco di stampa: I sapori della Terra di Mezzo (Guido Tommasi Editore), sottotitolo: A due passi da Milano tra Lomellina e Valle Ticino.

Per capire meglio dove siamo, adesso, con me e con l’autore, aprite la carta geografica e prendete la linea dei laghi, quello d’Orta e, a destra, il Verbano, il lago Maggiore, da dove se ne esce il Ticino. Arrivate fino al Po. Che, tradotto in sapori, vuol dire gorgonzola, vino di Ghemme, salam d’la duja, salumi d’oca, rane e riso, una quantità infinita di riso. E non solo: voleva dire, oggi non più, quasi non più, pesci d’acqua dolce tra i più prelibati d’Italia.
Ecco la possibilità di un viaggio gastronomico fuori porta (siamo ad ovest di Milano, appena a due passi dalla metropoli), ovvero un gran tour casalingo, da viaggiatori flagellanti, da fare adagio, meglio se in bicicletta, sulle stradine di campagna coi cartelli semicadenti, mentre annusiamo l’aria di campagna che ingoia lo smog e godiamo di un contesto che la modernità non ha (ancora?) distrutto.

Siamo in posti come Sesto Calende, Castelletto Ticino, Motta Visconti, Bereguardo, Abbiategrasso, Vigevano (ah, la sua meravigliosa piazza Ducale, uno delle più belle d’Europa!); siamo in Lomellina (sorpresa! in passato aveva una capitale: Lomello, da cui, ovviamente, il nome) con le sue grandi cascine, di cui molte sono purtroppo abbandonate e con le sue risaie dove, forse, se tendi l’orecchio puoi ancora sentire l’eco delle canzoni che, gambe immerse nell’acqua fino al ginocchio e gonne tirate su col laccio del grembiule, cantavano le mondine.

C’è da chiedersi – se lo chiede Marziani, ce lo chiediamo noi - se le migliaia di ettari di risaie rimarranno un patrimonio agricolo ambientale e paesaggistico italiano o diventeranno il luogo dove smaltire i fanghi dei depuratori.
Chi vivrà, vedrà.

Intanto, nell’incertezza del futuro, non ci resta che consolarci con un buon piatto di risotto con le tinche accompagnato un bicchiere di Erbaluce, ovvero Bianco delle colline novaresi, fresco, profumato, sapido.

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