Basta che non si tratti solo di una ricetta raccontata, ma che sia presente nel piatto, appetibile e tangibile, cucinato e mantecato come si deve: pronto per essere gustato.
Un bel risotto all’uso meneghino con burro e zafferano?
No, ancor più ricco: con fegatini di pollo, cipolla, funghi e qualche pomodoro, come lo fanno nella ghiotta terra di Romagna.
Amico, ho letto il tuo risotto in …ai!
E’ buono assai, soltanto un po’ futuro,
con quei tuoi: - tu farai, vorrai, saprai!
Questo, del mio paese, è più sicuro
perché… presente. Ella ha tritato un poco
di cipolline in un tegame puro.
V’ha messo il burro del color di croco
e zafferano (è di Milano!): a lungo
quindi ha lasciato il suo cibreo sul fuoco.
Tu mi dirai: - Burro e cipolle? Aggiungo
che v’era ancora qualche fegatino
di pollo, qualche buzzo, qualche fungo.
Che buon odor veniva dal camino!
Io già sentiva un poco di ristoro,
dopo il mio greco, dopo il mio latino!
Poi v’ha spremuto qualche pomodoro;
ha lasciato covare chiotto chiotto
in fin c’ha preso un chiaro color d’oro.
Soltanto allora ella v’ha dentro cotto
il riso crudo, come dici tu.
Già suona mezzogiorno…ecco il risotto
romagnolesco che mi fa Mariù.
Giovanni Pascoli
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Loredana Limone








