Quando preparava i dolci, Charlotte si sentiva tornare al suo cetro di gravità mentre intorno a lei tutto il resto spariva e lei era veramente se stessa.
E’ stata insignita del titolo di miglior pasticciera del New Hampshire e sognava si aprire una pasticceria, di scrivere libri di cucina che diventassero dei best-seller. Sembrava che non potesse amara nient’altro come amava fare i dolci.
Finché non ha avuto Willow, la piccola protagonista de La bambina di vetro (Corbaccio), l’ultimo romanzo di Jodi Picoult: una bambina affetta da OI, osteogenesi imperfetta, ovvero la sindrome delle ossa fragili: una deficienza di collagene che rende le ossa così fragili da potersi rompere persino per un passo falso, una storta, uno starnuto.
Già nell’utero, Willow aveva sette ossa rotte.
Willow è una bambina bellissima, ha la pelle color pesca, la bocca è un piccolo lampone, i soffici capelli sono dorati e gli occhi frangiati da lunghe ciglia.
Ma è fragile come una bolla di sapone. Le sue gambe e le sue braccia sono arcuate, la sua altezza non supererà mai di molto il metro. A cinque anni, Willow sembra una bambina di due. La sua è e sarà una vita di cadute, riabilitazione, fisioterapia e interventi chirurgici. Una vita di dolore.
Quella di Charlotte, invece, una vita spezzata.
Charlotte, abbandonati i suoi vecchi desideri, ora ha il solo sogno di farcela contro tutto e tutti a dare la migliore vita possibile a sua figlia, e di trovare risposta a quelle domande che una madre non dovrebe mai essere costretta a rivolgersi.
Ecco perché decide di fare causa a chi le ha diagnosticato prima la malattia della sua bambina: la sua ginecologa, la sua migliore amica.
Jodi Picoult è un’autrice che ho scoperto da poco e della quale sto divorando un libro dopo l’altro. E’ una scrittrice che ha la grande capacità di descrivere situazioni e sentimenti estremi accarezzando i petali dei nostri cuori.
La bambina di vetro è stato definito un legal & medical thriller. In realtà è un dolcissimo romanzo d’amore.
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Loredana Limone








