
E il grosso capo si vedea talora
sporgere, attento, con le acute orecchie,
sopra la siepe, e guardar l’orto. E l’orto
sotto il suo sguardo, nelle culte aiuole,
non crescea, no, ma verzicava in pace.
Qua molle e crespa di recente indivia
era una porca; là sorgeano i porri
già bianchi, e verdi de’ nuovi agli i fili;
e il cavolfiore di sul torto gambo
mirava in terra il cavolo cappuccio.
La zucca in terra coi viticci il ramo
alto cercava per salire al cielo;
ed il carciofo le cuoiose pine
mettea, che invano egli educava a fiori;
ridea, di fiori, avvolto alle intrecciate
canne, il fagiuolo. E nati dal suo fimo
lodava accorto l’asino gli ortaggi,
e: Chi li fece se non io? diceva.
Ma poi guardava, con severi occhioni,
curvi narcissi, penduli mughetti,
rappe di ferruginei giacinti,
cesti odorosi di viole a ciocche,
dicendo: Un altro ammiri voi, non io!
Ma le api, donde non sapea, venute,
dicean la lode, col ronzio perenne,
là, di quei fiori, e col villoso corpo
aprian le labbra, senza danno, ai fiori
più virginali, ed anche aprian, sicure,
le bocche di leone.
Giovanni Pascoli
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Loredana Limone








