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Festa di nozze

Franco Scavino, voce maschile del laboratorio "Sapori letterari" che sto tenendo a Monza presso la libreria "Lettori Golosi", ha dato vita a questa bucolica festa di nozze con finale insolito durante l’ultimo incontro avente come tema: I sapori delle feste: calengusto. Franco, classe 1932 (dicono che è di ferro, speriamo!), contitolare di una grande agenzia turistica, ha trascorso 40 anni nel settore e ha girato il mondo con l’obiettivo di arrivare prima che il turismo di massa trasformasse tutto in un grande happening. Per anni ha tenuto una rubrica sul turismo sull’Europeo e oggi è impegnato anche come segretario dell’Università della Terza Età di Cinisello Balsamo (Mi) che conta ben 600 iscritti. Non ha paura della morte, fa parte del giro della vita. A questo proposito ha lasciato precise diposizioni in una busta sigillata: un funerale povero perché non è il caso di far ingrassare il racket del caro estinto, nessuno deve piangere, a quelli che sorrideranno verrà riservato il piacere di gustare una pasta e fagioli secondo la ricetta che ha lasciato nella stessa busta da aprire solo dopo la sua morte!

Con Francesca avevamo deciso che la bella giornata andava goduta. Avevo preso la moto, controllato i freni e verificato il livello del carburante nel serbatoio.
Tutto a posto, si poteva partire.

Le colline intorno offrivano un panorama riposante, non una nuvola. Eravamo in giro da circa un’ora quando scorgemmo la sagoma di una vecchia cascina che si ergeva solitaria su un piccolo dosso, tutto intorno il verde intenso dei prati a primavera e tanti alberi a fare ombra. Curiosi, ci avvicinammo.

L’aia era grande e parzialmente assolata. Due giovani erano intenti a raccogliere le foglie in mucchi che poi avrebbero portato via.
Era un sabato di maggio. Le giornate lunghe, il caldo non proprio opprimente e un profondo silenzio davano all’insieme un senso di grande pace.
La padrona di casa, Anna, felice e sorridente ci ricevette sotto il porticato. Fresca di parrucchiera, aveva un ampio e generoso davanzale che metteva in bella vista un dirompente seno: sesta misura; Giovanni, il marito, indossava pantaloni neri, camicia bianca, cravatta grigia e due bretelle di raso rosso che sorreggevano tutto. Per loro era un gran giorno, Cecilia la loro figlia maggiore, ventotto anni, un diploma di perito aziendale, una buona conoscenza di due lingue straniere, stava per convolare a nozze. Marco, un amico d’infanzia l’avrebbe di lì a poco impalmata.
Cecilia sorrideva a tutti, stava per coronare il sogno di quasi tutte le ragazze.

Ci invitarono a unirci a loro.
Per l’organizzazione della festa, Anna e Giovanni erano ricorsi ad una piccola impresa che aveva provveduto a tutto. Gli animali erano stati allontanati e solo di tanto in tanto si sentiva il canto di qualche gallo. L’atmosfera era quella delle grandi occasioni festaiole di campagna. La cerimonia, l’avrebbe officiata don Luigi. Un pezzo della chiesa sarebbe stato portato sotto l’ombra di alcuni platani.

Cecilia era una ragazza molto spigliata, vivace, con un grande piacere per la vita. Dopo il diploma aveva vissuto due anni in Spagna ed un anno in Francia per rafforzarsi nelle lingue. Rientrata, non aveva avuto difficoltà a trovare un posto di lavoro. Dopo brevi esperienze, da qualche anno era impiegata presso una società che si interessava di prodotti petroliferi e della gestione di alcune piattaforme. Un lavoro interessante che la portava spesso lontana da casa; aveva amici dappertutto.

Quando i raggi del sole incominciarono a scemare, arrivarono i primi invitati. Sotto l’ombra di una grande magnolia era stato organizzato un welcome drink con salumi, formaggi e tante altre leccornie della campagna. Il tutto innaffiato da un fresco vino bianco.
Nel frattempo, gli incaricati della parrocchia avevano portato a termine il loro lavoro.

A pomeriggio inoltrato tutti gli ospiti erano arrivati; ognuno con il proprio regalo. Mamma Anna soprintendeva al pantagruelico menu intorno al quale tutte le comari del circondario erano state assoldate per collaborare. Tutti guardavano e con occhio avido aspettavano il rompete le righe.

Don Luigi, bardato con i paramenti sacri, stava offician- do la cerimonia.
Giunto al momento fatidico a voce alta e rivolto ai giovani pronunciò la famosa frase:
“Vuoi tu Cecilia prendere per sposo il qui presente Marco ed essergli fedele fino a quando morte non vi separi?”

In quel preciso istante, improvvisa nel cielo, apparve la sagoma rumorosa di un elicottero che avanzava minaccioso verso la cascina. Atterrò nel prato poco distante.
Il parroco incuriosito si fermò, Cecilia non aveva risposto, Marco stordito non sapeva cosa fare. Dall’elicottero scese Miguel, alto, abbronzato e sorridente, corse verso Cecilia gridando:
“Cecilia è mia, Cecilia è mia!”
L’afferrò per la vita e velocemente la riportò all’elicottero che riprese il volo e in poco tempo sparì all’orizzonte.
Tutti si alzarono e con lo sguardo seguirono il volo dell’elicottero; l’unico che aveva la testa bassa era Marco: sconfitto e frastornato.
Per Miguel e Cecilia felici e contenti? Forse!

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Commenti dei lettori

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  • cinzia

    02 Nov 2010 - 10:52 - #1
    0 punti
    Up Down

    Molto bello. Hai immerso il racconto in un paesaggio e un’atmosfera che si possono quasi toccare, non solo figurarsi in immagini nella mente. I personaggi, pur in pochi sintetici tocchi sono vivi, e traspaiono i loro tratti d’anima essenziali, nella prospera e accogliente padrona di casa, nell’estroversa e gaudente figlia quasi sposa. Spiazzante e sorprendente il finale, che porta - s’intuisce - il più assoluto stupore e scompiglio nella festa allegra e ben predisposta, nel cui allestimento aveva partecipato tutta la comunità. Quasi a dire che la vita è varia e complessa e a volte le decisioni più importanti si prendono solo “al volo”.
    E forse funziona.