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Quel tocco in più

Vi segnalo una nuova, promettente allieva di Sapori letterari che sto tenendo alla libreria “Lettori Golosi” di Monza: Paola Monguzzi. Monzese, classe 1971, sposata e madre da pochi mesi di una meravigliosa bimba, ha lavorato come educatrice in una comunità psichiatrica per anni. Ma nella vita ha fatto anche tante altre cose e ancora adesso è piena di idee e progetti. Ama le esperienze nuove e assaggiare di tutto, ama leggere, scrivere, cucinare (garantisco: fa un ottimo tiramisù che impreziosisce con acini di ribes), raccontare ed ascoltare. Adora imparare da tutto e da tutti. Crede in Dio, nel Bene e nel Male e nelle persone. Il suo racconto ha come incipit uno stralcio tratto da “La pioggia deve cadere” (Einaudi) di Michel Faber.


Quando Frances Strathairn tornò a casa trovò la cena pronta.
- Primo giorno del tuo nuovo lavoro, - le disse il suo compagno. – Immaginavo che saresti tornata stanchissima e ho preparato io. -
“Il mio rapporto con quest’uomo è in crisi”, si ricordò Frances, baciandolo sulle labbra. “Non c’è dubbio”.
Ma ovviamente il dubbio c’era.
Stanchissima, crollò sul divano e mangiò la sua cena, che era buonissima. Era una ricetta sua, seguita alla lettera
: capesante gratinate al forno con una farcitura da lei ideata a base di pomodori secchi, funghi champignon e zenzero fresco. Un velo di besciamella aromatizzata al cognac ricopriva i molluschi, formando una sottile crosta dorata.
Il risultato era un piatto al tempo delicato e saporito, elegantemente degno della classe e della semplicità che denotavano le creazioni culinarie di Frances, considerata ormai una vera promessa nel ristretto e spietato mondo dell’alta cucina del Regno Unito.
“Sì, è decisamente un accostamento originale che conquista il palato”, meditò Frances tra sé. “Ed è proprio quello che cerco: il carattere, la personalità…”
Sorrise all’uomo seduto in poltrona di fronte a lei, che a sua volta la stava osservando mangiare sorridendole dolcemente.
Aveva preparato il piatto in modo davvero perfetto. Era un uomo gentile e intelligente, spiritoso quanto bastava e bello. Frances ci aveva creduto stavolta, pensava di aver trovato il compagno definitivo della sua vita. Invece no.
Così come per i suoi piatti la donna cercava sempre quel ‘tocco in più, quell’accostamento coraggioso a cui nessuno aveva pensato, così negli uomini lei cercava il tocco di genio, quella coraggiosa autonomia di pensiero che doveva discostare il suo uomo ideale da tutti gli altri noiosi, pedissequi e ripetitivi uomini di cui era pieno il mondo. Lei voleva, aveva bisogno, della distinzione assoluta.
E la prova a cui li sottoponeva segretamente era sempre quella: far cucinare loro una delle sue creazioni. Questo, ne era convinta, avrebbe determinato quale uomo sarebbe stato in grado di starle accanto senza venire oscurato dalla sua fama crescente. Colui che invece di seguire perfettamente la ricetta della grande chef, avesse osato modificarla togliendo qualche ingrediente o, meglio ancora, aggiungendone e inventando così un nuovo piatto senza paura di offenderla o deluderla, ecco, quello sarebbe stato il suo uomo ideale.
“Questo sarebbe carattere”, si ripetè ancora Frances accomodandosi meglio tra i cuscini. “Sono molto più stanca di quanto credessi però!” pensò poi. Le sembrava quasi di avere le vertigini dalla spossatezza.
“Caro…” cominciò con tono sommesso, “hai cucinato davvero bene, ti ringrazio… Avrei bisogno di parlarti, sai, ci sono delle cose che devi sapere, cioè io… tu non… insomma…”
Lui la zittì con un lieve cenno della mano e sorrise.
“Ssshh Frances, riposa pure un po’ adesso e lascia parlare me. Sono felice che ti sia piaciuto il piatto. Ci speravo. Speravo proprio che quell’accostamento rivoltante che hai fatto avesse un gusto abbastanza forte”. Frances si sentiva un po’ disorientata: “Cosa sta dicendo?” pensò. Ma era troppo comoda e si sentiva troppo pesante per interromperlo.
“Già, tesoro, nonostante tutte le tue arie e la tua novelle cuisine disgustosa sono stato davvero bravo a fare la parte dell’innamorato imbecille. D’altra parte con quello che mi pagano non mi posso lamentare, non credi?”
Il suo sorriso era sempre più lupesco e i suoi occhi avevano perso il calore che di solito li animava.
Frances iniziava a capire lentamente che qualcosa non andava. Troppo lentamente però.
Le sembrava di non avere più sensibilità a mani e piedi e la vista le si annebbiava. Cercò inutilmente di alzarsi. L’uomo continuò: “Non preoccuparti, amore, tra poco dormirai profondamente. E io ti ucciderò. Mi hanno assunto per questo, sai. A quanto apre il mondo dove lavori è ancora troppo piccolo per accettare una donna a livelli così alti. E’ davvero un’ingiustizia, ma d’altronde io faccio solo il mio sporco lavoro. Bene, il sonnifero che ho aggiunto alla tua creazione è lento, ma potente… addio, mia Frances, dormi bene.”
La sua leggera risata strappò un ultimo pensiero alla donna ormai ottenebrata: “Ha aggiunto un ingrediente, ha cambiato la ricetta… è davvero lui allora, l’ho trovato finalmente… è… il mio… il mio uomo ideale…”

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