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Vanni il clown

Atmosfera degna dello sgorloniano “Calderas” quella che ha creato Lorenza Casati in un’esercitazione di Sapori letterari per lavorare sulla creazione del "personaggio". Nuova allieva dell’attuale laboratorio di Monza presso la libreria Lettori Golosi, Lorenza - classe 1966 - è di Carate Brianza, dove è recentemente arrivata dopo un'esperienza di quasi cinque anni trascorsa a Barcellona. Attualmente lavora come buyer presso un'agenzia milanese di abbigliamento. Il suo sogno nel cassetto: l'India.

Ancora pochi spettacoli e poi avrebbe lasciato quella vita nomade per ritirarsi nella piccola casetta di legno e sassi in riva al mare, appartenuta tanto tempo fa a suo nonno.
Era tutto ciò che gli rimaneva dopo una vita passata a girare per il vecchio continente con il suo circo malandato.
Beh non era proprio suo ma tutti gli anni trascorsi sotto quel tendone, ora ingiallito dal tempo, facevano di lui il suo unico custode.

Per il pubblico era “Vanni il clown” ma nella vita Giovanni passava tutto il suo tempo a mantenere in uno stato decente quel vecchio tendone, curandone le luci o lo stato delle corde oppure aiutava Antonio, il domatore di leoni, a spazzolare le vecchie bestie per dar loro un aspetto più aggressivo e sano o cercava in qualche vecchia merceria di paese, le calze di seta nera per Betty la trapezista.
Aveva un debole per la Betty, che con i suoi occhi azzurri e le gambe lunghe riusciva sempre a catturare il pubblico, ammaliandolo nelle sue giravolte a mezz’aria.
Poi c’erano i fratelli Salvatore e Antonio di Gela che facevano i giocolieri con i piatti ed i bastoni di legno infuocati e Lucio il prestigiatore, il quale amava le tortorelle del suo numero col cappello più della moglie Ilde.
La Ilde però era la cuoca più brava e fantasiosa che Giovanni avesse mai incontrato: con niente riusciva a fare delle tagliatelle all’uovo con zafferano e carne macinata, gli involtini di cavolo e pollo nella zuppa di patate e poi col pane raffermo ed un po’ di latte e zucchero, faceva una torta da leccarsi i baffi.
Ma Giovanni aspettava sempre il suo piatto preferito, quello fatto con triglie e sardine che la Ilde puliva con cura per poi asciugarle e disporle in un vecchio tegame di ghisa, e coprirle con pane grattugiato, pepe e succo di limone: un piatto che gli ricordava i momenti felici della sua infanzia, quando con suo nonno si fermavano, mano nella mano, a scrutare il lontano orizzonte dei loro destini.

Non non sempre era così perché a volte, senza pubblico pagante, ci si doveva arrangiare con quello che si rubava per strada: qualche frutto e se andava bene uova da pollai sperduti in anonime campagne.

Giovanni prima di entrare sul palcoscenico, amava curare in ogni dettaglio il suo trucco: si disegnava un fantastico sorriso bianco e nero sovrastato da un enorme naso rosso di plastica ed una parrucca bionda, nascosta a metà da un piccolo cappello di paglia con in cima un mazzo di minuscoli fiorellini di stoffa.
Poi indossava una gialla redingote di panno ed enormi pantaloni a quadri verdi e blu, sostenuti da vistose bretelle di cuoio e per finire lucidava due enormi scarpe di tela stringate che si era fatto da solo guardando vecchie riviste dello spettacolo.
Prima che alzassero il tendone, si concentrava fischiando un motivetto che gli ricordava suo nonno quando con la sua piccola barca partiva per la pesca notturna.
Poi con una capovolta maldestra si proiettava sotto la luce dei vecchi riflettori e così si lasciava trasportare dalle ingenue facce di quel triste pubblico che arrivava sotto quel tendone per passare pochi minuti di divertimento spensierato.
Alla fine, dopo gli applausi e qualche bis, Giovanni se ne andava alla sua roulotte per pulirsi e togliersi con cura gli abiti.
Se a volte c’era la fortuna di avere dell’acqua calda magari si lavava e poi si metteva sulle mani dell’acqua di Parma alla violetta, strofinandole con cura.
Solo quando era ben profumato e pulito andava a bussare al vecchio carrozzone della Betty per passare con lei la notte e farsi avvolgere così dalle sue lunghe gambe.
Ma le volte che al suo posto c’era uno dei fratelli di Gela, allora Giovanni se ne andava in qualche bettola ad ubriacarsi esibendosi gratuitamente davanti a un pubblico di vecchi addormentati, resi ancor più stupidi dalla tristezza della vita.

Ne aveva conosciuto di gente così in quel lento girovagare attraverso i verdi Balcani e le delicate campagne francesi, fra i campi aridi dell’Andalusia ed i gelidi monti dell’Anatolia.
Aveva visto anche ciò che era rimasto dalle guerre ma quel che mal sopportava erano gli occhi di terrore dei bambini sopravissuti.

Giovanni partecipava al loro dolore, ne conosceva ogni anfratto oscuro ed allora era suo compito portare un poco di calore in quei piccoli cuori.
Poi ci sarebbe stata la Betty a consolarlo… forse.
E così erano passati gli anni, veloci, portandosi sempre dietro i ricordi e le speranze, i rimpianti e i doveri di una vita stanca.

Ma arrivò il giorno che la polmonite si portò via la Ilde e fu così che Lucio il prestigiatore volò via con le sue tortorelle.
I leoni di Antonio, tutti pelle ed ossa, furono soppressi per evitargli ulteriori sofferenze ed i fratelli di gela decisero di fermarsi in una piccola città del nord per occuparsi della Betty, incinta di sei mesi.

Che duro colpo fu quello della Betty! Ma dal profondo del cuore sapeva che il bambino era suo e preferiva che fossero i due fratelli a prendersi cura di lui: non avrebbe potuto vivere vedendo quel triste sguardo.

Giorno dopo giorno, passarono gli anni della solitudine, con piccoli spettacoli fra le piazze di paesi e periferie sempre al buio con un vecchio sempre più stanco dentro la sua pesante redingote e vecchie scarpe rotte che vestivano un clown reso gobbo dal lungo girovagare, con i pochi capelli bianchi coperti da una parrucca tarlata e un naso rosso di plastica che copriva tutto il suo viso rugoso.

Ancore poche date in qualche luogo solitario e poi se ne sarebbe tornato alla vecchia casa in riva a quel mare che una notte, di tanto tempo fa, si era portato via suo nonno, pescatore di triglie e sardine.

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Locandine circo

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