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Agente Segreto 006 1 0

Se ci sono l’entusiasmo, una tenace voglia di scrivere e un gustoso gruppo di scrittura creativa come quello che si è creato da Lettori Golosi quest'anno, anche un’esercitazione difficile come quella che prevede l’uso di frasi strampalate tipo “stasera frittura di crampi” – “birra doppio smalto” – “a Londra mi ingozzerò di after shave” (tratte dal divertente libro di Martino Campanaro “Latte parzialmente stremato”, Piemme) può dare un ottimo risultato. Come questo, firmato Monguzzi. Paola Monguzzi.


Daniel Craig non mi piace. E’ troppo squadrato, duro, troppo macho. E manca di autoironia: giusto quel filo che rende i bravi agenti segreti davvero irresistibili.
Pierce Brosnan mi aveva quasi convinto, ma dopo che l’ho visto rigurgitare gamberetti in Mrs. Doubtfire mi è proprio caduto.
Il mio preferito, il vero mito a cui mi ispiro è lui, il grande Sean Connery! Era perfetto, aveva tutto ciò che occorre per essere un ottimo agente segreto. “Il mio nome è Bond. James Bond” Che stile!
Sì perche non è facile, sapete, fare questa professione. Prendete me ad esempio. Mi chiamo Eugene Reginald Frances Stanislavskij, ma tutti mi chiamano solo Eugene. Anche per me effettivamente è un po’ complicato dire ogni volta: “Il mio nome è Stanislavskij. Eugene Stanislavskij”. Allora mi presento solo col mio codice: “Agente Segreto 006 1 0”…fa il suo effetto, non è vero? Non nascondo con un certo orgoglio che quando lo dico non manco mai di strappare un sorriso. Di ammirazione ovviamente..
Dicevo, è una professione molto dura: sono un Ag.Seg. da quasi 30 anni eppure sto ancora facendo la cosiddetta gavetta. Dai piani alti mi dicono sempre, quando mi arrischio a buttar lì una velata richiesta di spiegazioni sulla mancanza di promozioni, dicevo mi dicono sempre che devo avere pazienza perché “l’esperienza è la chiave per arrivare ai vertici, agente 006 1 0, lei continui a impegnarsi e vedrà, vedrà…” Sarà, ma com’è che vedo giovanotti rampanti entrare a razzo e salire di piano in tempi brevi…avranno delle conoscenze, di sicuro!
Dicevo, il mio lavoro dunque è molto complesso, ma cercherò di spiegarlo anche se dovrò svelare alcuni segretucci. Sapete, l’ambiente dello spionaggio è pieno di frasi in codice, di messaggi criptati ecc. ecc. Dicevo, io devo semplicemente portare dei “microfilm” a una persona. Ma non è che ci posso andare direttamente, no, sono cose delicate, supersegrete, non lavoro mica per la
Fed-Ex, che fa arrivare i pacchi direttamente al destinatario. No, io devo fare tutto un giro, per il mondo intendo, per disperdere le tracce, confondere le idee, insomma. Posso stare via addirittura per mesi per una singola consegna, pensate. Non capite eh. Ok, allora vi faccio un esempio tipo.
Arrivo in ufficio, beh ecco nel mio… cubicolo con scrivania e ci trovo un biglietto con scritto: “stasera frittura di crampi”… che ne dite? Va bene, ve lo spiego io. Dove vi vengono i crampi? In palestra, giusto, ma questa deve essere una palestra che abbia anche un centro di abbronzatura (frittura). Tutto chiaro? Aspetto la sera e dopo una veloce ricerca mi dirigo alla più vicina palestra con solarium annesso, aspetto fuori con aria misto preoccupata, indifferente, attenta, ingenua, furba, un mezzo sorriso, l’occhio semivigile, qualche sbadiglio, una specie di espressione assente ecco, un po’ ebete (ci ho messo anni a perfezionarla, ma ora mi viene perfetta!). Dopo dieci minuti mi si avvicina un uomo con la mia stessa espressione, io ripeto: “stasera frittura di crampi”, lui mi passa un biglietto e se ne va. Leggo il biglietto: “la pasta con le gondole voraci”. Allora ragiono un attimo. Ok, devo partire per l’Italia, Venezia per la precisione (gondole). Torna a casa, fai la valigia, prendi l’aereo. Aaah! meravigliosa Italia. Il posto che devo trovare è chiaro: un ristorante di cucina tipica veneziana dove si possa mangiare tanto (voraci). Cerco sulla guida… trovato! “La cozza affamata” deve essere lui. Vado, mi siedo, ordino un piatto di “pasta con gondole voraci” ed ecco che il simpatico cameriere assume all’istante un’espressione ebete e insieme alla pasta mi porta un foglietto con scritto: “una granata al limone”. Finisco in fretta il piatto e torno in albergo. L’indomani parto per la Cina: devo trovare un artificiere cinese. Questa è difficile perché i cinesi sono tanti, ma artificieri pochi, li dovrò girare tutti e ripetere la frase finché non lo trovo. Fatto! Altro biglietto “I bambini devono mangiare biscotti al plasmon”. Ok, Romania, Transilvania, devo cercare il paesino dove nacque il conte Vlad e trovare l’asilo. Lì aspetterò il prossimo messaggio e così via, in giro e in giro finché invece di passarmi un biglietto nuovo l’agente non mi dirà: “Passami la patata bollente”. E consegno il microfilm. Missione compiuta!
Sembra complicato eh? Ebbene lo è, ma è il mio lavoro e mi dà tante soddisfazioni.
Finalmente a casa, anche se dopo tutto questo girare, oltre ad essere a pezzi, mi sono preso pure un’infreddatura coi fiocchi. L’unico problema è che ormai per deformazione professionale ogni tanto sbaglio a parlare… mi ha guardato proprio strano il farmacista quando l’altro giorno, ovviamente con espressione ebete, gli ho chiesto: “Uno scirocco per la tosse, grazie”.

Il vostro affezionato A.S. 006 1 0

N.d.G.: da leggere zero zero… sei uno zero

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