Questo sito contribuisce alla audience di

Intervista a Gianpietro Scalia

Medico ospedaliero, appassionato di letteratura e informatica, Gianpietro Scalia scrive da sempre per esorcizzare l’indifferenza. Per i tipi della Edizioni Angolo Manzoni ha pubblicato “La Piazza Viaggiante dei Sogni e delle Illusioni” (2° classificato Premio Kriterion 2006), “La Strega e il Condottiero” (2005) e in Junior D: la "Brevissima storia di una bambina e di una gatta che volevano vivere aggrappate alla luna", che è anche testo teatrale rappresentato da Franco Collimato, e “Bigliadivetro". Ti racconto una storia, bambina mia” (in italiano e spagnolo). Mi hanno colpito molto le sue risposte: la modestia di questo autore, di quest’uomo, misurano il suo spessore. Senza dubbio, tra le tante interviste che mi hanno rilasciato, questa è una delle più belle.


Gianpietro Scalia: medico e scrittore. Abbiamo in Italia un caso di grande successo in Andrea Vitali. Come si conciliano le due professioni?
In Italia soprattutto, chi è uno scrittore svolge spesso una seconda professione. Questa caratteristica è conseguenza di varie motivazioni, e tra tutte incide sicuramente il fatto che bisogna portare a casa una sorta di stipendio, nel senso che chi realizza con la scrittura la sua unica professione deve preoccuparsi che la scrittura sia fonte di guadagno. Non voglio giudicare se una simile situazione faccia bene o male all’espressione artistica, ma sicuramente costringe lo scrittore a uno stress che non giova alla letteratura. Io personalmente concilio le due professioni concentrandomi su quella di medico, e lasciando alla scrittura i momenti che non appartengono alla vita sociale, quelli che in un certo senso si possono definire appartenenti alla propria intimità. Se poi, come accade a volte, le riflessioni intime sortiscono un effetto diventando delle riflessioni utili a un pubblico di lettori, è semplicemente un valore aggiunto che non nuoce a nessuno: né a chi scrive e nemmeno a chi avrà la curiosità o l’interesse a leggere.

Quando è venuta fuori la tua passione per la scrittura?
Questa è una domanda alla quale per me è difficile rispondere. Perché non si tratta di passione, nel senso che io non provo nulla di passionale nella scrittura. Penso anzi che per me la scrittura sia distruttiva in quanto riduce il vivere quotidiano all’essenzialità. La pulsività (mi si passi l’espressione) che smuove il mondo avvolgendo gli esseri umani in questo vortice di emozioni e di esperienze, quando scrivo sembra obbligarmi e diventare estraneo. Credo che nessuno, se gli venga data la possibilità di vivere la vita o osservare la vita, sceglierebbe questa seconda situazione. Quando mi accade, e non sempre per fortuna, scrivere diventa in un certo senso come annotare in un diario le sensazioni di questa mia estraneità: quasi a voler dire che ci sono anch’io, nonostante non mi senta coinvolto. Non so se ho reso l’idea, ma è una cosa difficile da spiegare.

Il delicatissimo libro (dal titolo lunghissimo) “Brevissima storia di una bambina e di una gatta che volevano vivere aggrappate alla luna” (Edizioni Angolo Manzoni) ti è stato ispirato da una storia vera.
Sì, probabilmente è stato ispirato da tante storie vere messe tutte insieme, e vorrei approfittare di questa occasione per dire una cosa che penso da tempo. Sono convinto infatti che se uno scrittore, anche quello con la fantasia più fertile, s’imponesse di inventare una storia incredibile, alla fine si dovrebbe arrendere all’evidenza che quanto ha scritto da qualche parte è già accaduto. Soprattutto quando si tratta di analizzare il dolore, io mi sto convincendo che non esiste una fine. Ogni volta si viene a conoscenza di qualcosa che supera quel limite che fino a qualche giorno prima sembrava insuperabile. Però, mi dico a volte, visto che il dolore appartiene così fortemente alla vita, perché non usarlo per ricavare dalla vita stessa tutta la gioia possibile?

Con questo libro sei arrivato finalista al prestigioso Premio Fondazione Cassa di Risparmio di Cento.
E’ vero, ed è stata una piacevole sorpresa e una grande soddisfazione che ho condiviso con la casa editrice. Non tanto per il premio in sé, quanto per il fatto che è una specie di contributo al nostro lavoro per far giungere ai lettori un sentimento forte e sincero. Io ho considerato il premio come se qualcuno ci avesse voluto dire: “Bene! Vi abbiamo letti e ci siete piaciuti. Avete suscitato in noi un’emozione così forte che vorremmo fare qualcosa in cambio, e cosa sarebbe meglio se non contribuire a darvi un po’ di visibilità?”

Come si può spiegare la malattia a un bambino, che sia la sua, quella del suo fratellino o del suo amichetto?
E’ difficile, se pensiamo di spiegarlo come se fossimo degli adulti, perché ci poniamo dei problemi nei quali un bambino non riesce a identificarsi. Noi adulti la malattia o il dolore lo temiamo, e vorremmo scongiurarlo prima ancora che ci coinvolga. Un bambino lo subisce ma non ci pensa né prima né dopo. E poi un bambino lo capisce dai nostri occhi, dal nostro modo di parlare e di come ci poniamo, tutto quel che vorremmo dire ma non riusciamo a esprimere.

Quanto conta l’alimentazione nella prevenzione (se non addirittura nella cura) di alcune malattie?
Conta moltissimo, e se è vero che la letteratura è il nutrimento dell’anima, il cibo è il nutrimento del corpo e serve, non dimentichiamolo, per tenerci in vita. Purtroppo però chi diffonde regole intelligenti per convincere la gente di quanto questo sia importante, ha a disposizione dei fondi economici molto limitati, rispetto a chi invece ha dei propositi finalizzati solo all’interesse industriale: si prenda ad esempio tutte le sciocchezze alimentari che ci vengono inflitte dalla pubblicità.

Com’è Gianpietro Scalia in cucina e a tavola?
Mi piace mangiare semplice e mi piace la cucina semplice, mentre sopporto poco quando si è costretti a mangiare più del dovuto come accade spesso in certe occasioni ufficiali. Ciò che non mi piace per niente è mangiare nei locali pubblici, probabilmente perché immagino l’atto di cibarsi come qualcosa di intimo; pensare che uno sconosciuto cucini per me non mi invoglia a sentirmi a mio agio. Poi se penso che c’è addirittura chi sfoglia le guide gastronomiche per cercare i ristoranti in base ai giudizi di qualche critico, mi viene da sorridere e da pensare che in fondo il mondo è bello proprio per quanto è vario.

I tuoi prossimi progetti?
Per quanto riguarda la mia vita ne ho tantissimi, come tutte le persone che sono felici di vivere. E allo stesso modo delle persone in genere sarei soddisfatto se riuscissi a realizzarne almeno una piccola percentuale. Come scrittore non ho dei progetti. Ho un rapporto di profonda amicizia con la casa editrice Angolo Manzoni. Mi piacciono i libri che pubblicano, e a loro piace una buona parte di quel che scrivo io. Scrivere mi diverte e mi fa soffrire, due situazioni necessarie per sentirsi vivi. Se alla fine quel che ho scritto è meritevole di una pubblicazione ben venga, ma è solo un valore aggiunto. La parte vitale si esaurisce con l’emozione della scrittura, così come la vita, o quel che ne rimane alla fine, si esaurisce con le emozioni che ci portiamo dentro.

—————————————————————————————————–

Se questo articolo ti è piaciuto e vuoi essere sempre aggiornato, inviando una semplice e-mail a: letteraturagastronomica@supereva.it puoi iscriverti gratui- tamente alla NEWSLETTER DELLA GUIDA DI LETTERATURA GASTRONOMICA.
 

I libri di Gianpietro Scalia

I libri di Gianpietro ScaliaI libri di Gianpietro ScaliaI libri di Gianpietro ScaliaI libri di Gianpietro Scalia

——————————————————————————————

Per visualizzare tutte le
GALLERY DELLA GUIDA DI LETTERATURA GASTRONOMICA