Intervista a Giuseppe Pederiali

Audace marinaio, brillante giornalista, famoso romanziere: Giuseppe Pederiali non ha bisogno di una presentazione canonica. Autore di moltissimi romanzi e libri per bambini, padre di personaggi indimenticabili che camminano a fianco del lettore, oggi si rivela a noi sotto l'aspetto letteral-gastronomico.


Partiamo dal libro che ho avuto il piacere di recensire: La Vergine napoletana (Garzanti). Nato nella Bassa modenese e residente a Milano, come è riuscito a calarsi così bene nella Napoli duecentesca, sì da regalarci meravigliosi affreschi descrittivi e gustose pietanze partenopee?
Sono un buon lettore di libri di storia, nonché innamorato dei racconti di Basile. Inoltre, topo di biblioteche e di archivi, mi sono abituato a frugare nella storia minore per pescarvi curiosità che alla fine risultano più interessanti della “grande” storia per capire la gente e i luoghi. Un esempio: i nomi delle taverne presenti nel romanzo, dall’Osteria dell’Aurinale alla Taverna della Zoccola, non li ho inventati io. Li ho trovati in un documento del XIV secolo. Riguardo Napoli va aggiunto, tra gli ingredienti, il mio amore per quella città.

L’Osteria dell’Aurinale, della Fola, del Turco, del Dogaro, della Fefa, di Pontelagoscuro… ma anche – perché no? – La mangiatrice di uomini: quanto si mangia nei suoi romanzi?
Il cibo fa parte della quotidianità. Come l’amore. E poi il cibo è cultura: storia e geografia. E anche poesia. Osterie, taverne, trattorie e ristoranti sono luoghi di ritrovo, piccoli templi della convivialità e della convivenza.

Il personaggio più appetibile uscito dalla sua penna.
Probabilmente il Fojonco, animale fantastico che appartiene alla mitologia popolare. Inventato bene: l’unico uccello che beve soltanto vino, mangia soltanto galline (e, causa la grande pigrizia, fa all’amore soltanto in occasione dei terremoti sussultori).

Quanto conta una buona alimentazione per il suo lavoro?
Mangiare bene aiuta anche la creatività.

Il suo piatto preferito?
Tortelloni di zucca alla ferrarese conditi con il ragù e innevati di parmigiano reggiano.

Le piace cucinare?
Sono in pochi a cucinare le uova sode come le cucino io.

Come si definirebbe a tavola?
Non sono un mangione. Mi considero un buon- gustaio. Al minimo la carne: sono quasi vegeta- riano. E ho un grande difetto (lo riconosco): non amo avventurarmi lontano dal mio Paese. Non frequento ristoranti cinesi, giapponesi, messicani, bulgari, finlandesi, marocchini…

Se fosse una pietanza, quale sarebbe?
Una torta di mele.

 

Grazie, Giuseppe, per essere stato con noi e per il bell’italiano che sempre ci regala.
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