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Un angelo per amico

Un romanzo inconsueto e complesso, di assoluta originalità, in cui un'anima è una quintessenza umana. La Terra e il Purgatorio sono distillerie.

Che si beva per dimenticare un amore contrastato, è abbastanza usuale; che si arrivi a perdere i sensi un po’ meno. Ma che si venga salvati da un angelo, è cosa alquanto rara.

Ancorché forse meno rara di quanto non si possa pensare, leggendo bene tra le righe de La fortuna del vinaio di Elisabeth Knox, da poco dato alle stampe in Italia da Mursia Editore.

Siamo nel 1808, in Francia. Il giovane Sobran Jodeau, sta maledicendo la sua sfortuna in amore, che cerca di dimenticare bevendo, quando una statua già vista in chiesa: la sagoma lavorata, il bianco dello smalto, l’occhio freddo ma ben cesellato, prende vita sulla collina vicino alla vigna della sua famiglia dove in quel momento lui si trova e lo salva da una caduta rovinosa.
L’angelo è lì perché si è fermato a riposare, il cespuglio di rose cha trasporta e che intende piantare nel suo giardino, è troppo pesante.
Si chiama Xas e odora di neve, Sobran di vino.

Così inizia un’amicizia particolare che durerà per oltre cinquant’anni della vita terrena di Sobran sviluppandosi in incontri annuali che avverranno in quello stesso luogo e che sarà scandita dal ritmo del lavoro, a seconda delle stagioni; delle annate, nel migliore dei casi un trionfo imbottigliato; di una lotta mite ed encomiabile e di una felicità contenuta, e dal sapore del vino: vin bourrou, vin de coucher, vin ed glace, vin brulé, vin de cru, vin du clerc, clairet, vin sec, vin de garde… fino all’inevitabile vin du diable (detto dello champagne per l’esposione delle bottiglie sotto pressione) e al più dolce vin des dieux (vino degli dèi, da uve passite intaccate da muffa nobile). Il tutto sullo sfondo di avvenimenti storici che non possono essere ignorati: l’epopea napoleonica, la Restaurazione, la Rivoluzione francese.

Ma Xas appare diverso dagli angeli che popolano il nostro immaginario: è dotato di un buon appetito per i piaceri terreni, quali il vino, i libri, il giardinaggio, la conversazione e persino l’amore carnale.
Sebbene nel corso della narrazione Sobran confessi di aver fatto l’ubriacone, il puttaniere e il ladro, di aver tratto profitto dalla morte di un amico, di essere un cattivo padre, non è la sua anima ad essere in pericolo, bensì quella di Xas.

E’ pacifico che una storia del genere affronti questioni religiose di grossa portata sulle quali induce il lettore a riflettere.
Intanto, la risposta dell’autrice è la fede: Tutti noi angeli amiamo Dio prima di ogni altra cosa. E’ il nostro nord. Anche alla deriva, su acque oscure, guardiamo sempre a Lui. Ci ha creati, ma Lui è amore, non legge.

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