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Una pera fatale

Figlia d'arte – di suo padre, Rino Di Leone, è stato pubblicato postumo “23 rosso 17 nero” (Supernova), romanzo ambientato in una Venezia tra le due guerre – Maria Cecilia Fraccon, ha lo stile fogazzariano di un mondo la cui semplicità sempre affascina, pur non essendo avulso da (alquanto) innocenti malizie. Questo godibile racconto, in cui il destino cambia la sua traiettoria, è nato qualche settimana fa nell’aula di “Sapori letterari” presso la libreria Lettori Golosi di Monza.

Era una splendida giornata di sole ed aria fresca.

Michela e il fratello Filippo, per le vacanze di luglio, si trovavano in una pensione ad Alleghe, un bel paese di montagna con un lago e il Civetta, una montagna, che con la sua bellezza e il suo verde affascina tutti.

Michela era una ragazza di diciassette anni, molto graziosa, alta e snella con i capelli raccolti in una - coda di cavallo. Il fratello di due anni più vecchio di lei, un bel ragazzo, ma con un carattere brontolone.

Quella mattina aspettavano Sergio, che doveva venirli a prendere per una camminata sino al Piz Boè. Michela aveva conosciuto Sergio ad Assisi in primavera e lui era rimasto affascinato da lei.
Da allora le aveva spedito cartoline-foto, che descrivevano lo studio che aveva a Genova e la vista che si poteva godere dalla finestra. Ingegnere e già affermato, aveva otto anni più di Michela, ma questo non dispiaceva a lei. Sergio era un uomo molto giovanile, alto e di corporatura robusta, molto colto, raccontava spassose barzellette in inglese e, come Michela, amava molto la montagna.

Quella mattina tutti e tre raggiunsero il Passo Pordoi e, lasciata l’auto, proseguirono verso la cima del Piz Boè.
La salita durava quattro ore, non era priva di difficoltà con tanti ghiaioni da attraversare velocemente, per non scivolare in basso.
Molta fatica per Michela e il fratello, mentre Sergio saliva con passo veloce e sicuro. Finalmente arrivarono alla cima del Piz Boè, da dove si poteva godere una vista stupenda sul gruppo del Sella.
Il rifugio era più in basso, ma prima di scendere Sergio impose una fermata seduti sulle rocce per mangiare delle pere, che portava nello zaino.
Michela, seduta più in basso, guardava Sergio e quando vide come in un secondo fece scomparire la pera in bocca, restò perplessa, anzi negativa- mente impressionata.

Mai avrebbe potuto unirsi ad un uomo, che forse amava come mangiava: talmente in fretta da rovinare tutto il piacere.

E così, una pera mangiata male, cambiò il destino di due persone!

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Pere

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Commenti dei lettori

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  • Profilo di marisol

    marisol

    30 Nov 2010 - 15:47 - #1
    0 punti
    Up Down

    racconto leggero e semplice….anche una semplice pera deve essere assaporata con gusto e lentezza!!.