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Quei gustosi anni Ottanta

Diciamolo pure, negli anni Ottanta le cose avevano un gusto diverso. C'erano i mottarelli, il cristall ball, Geppo (il giornalino), il catalogo Postalmarket, la Fiat 127, il cartone animato Lady Oscar e per Albano e Romina Power la felicità non era solo un bicchiere-di-vino-con-un-panino...

Chi c’era se lo ricorderà che, proprio agli inizi di quel decennio, ovvero quel lontano 5 luglio 1982, accadde un avvenimento epocale: la partita che l’Italia vinse 3 a 2 contro il Brasile e che, grazie al gol decisivo di Paolo Rossi, permise agli azzurri di passare il turno e diventare campioni del mondo nella finale contro la Germania.

E’ in quel periodo che a Sfranto, un (immaginario) paesino di vacanza dell’Appennino parmense, la piccola Ilaria inizia ad accarezzare il suo sogno: Un sogno di torta fritta e marzapane (Sperling & Kupfer), che è poi quello di avere una casa di dolci come Hänsel e Gretel.

Ci vogliono ventiquattro anni, di cui cinque trascorsi sui banchi del liceo classico, più quelli per laurearsi in Scienze della comunicazione, più un master a seguire, più un altro quinquennio come centralinista alla Techcom (azienda tecnologica, non che le interessasse particolarmente: era l’unico lavoro che aveva trovato) dove la possibilità di far carriera prospettata il giorno dell’assunzione è rimasta un’illusione, perché il sogno diventi realtà.
Ed ecco - finalmente! - intorno alla nostra protagonista lastre di croccante, rocce di caramella gommosa, Oro Saiwa giganti e violette candite con le foglie di marshmallow fondant, pareti di mattoncini di riso soffiato, finestre con persiane di biscotto che la stampa definirà “il capolavoro di zucchero, “la casetta da favola”, “l’ottava meraviglia del mondo”. E che daranno il via ad un’attività in proprio: l’agenzia di comunicazioni Hydra, con sede sul Naviglio Pavese. Anzi, una società.
Sì, perché, come è giusto che sia (se dobbiamo sognare facciamolo in grande), arriva anche il principe azzurro (nella fattispecie un bell’adone di origini greche: capelli corvini, addome scopito, braccia muscolose, risata contagiosa) con il quale poter pure convivere nel ritrovato appartamentino di Via San Gervasio a Milano, dopo la permanenza in un capannone con un’amaca per letto e poi nell’antica cameretta a casa di mammina (cosa è peggio?).

Di Ilaria ci racconta Beatrice Valsecchi, scrittrice esordiente che, come il suo personaggio, un bel giorno ha lasciato l’azienda dove lavorava per inseguire il suo, di sogno. Che, ancorché non sapesse di pasticceria, alla stessa stregua sembrava abbastanza irrealizzabile.

L’ha raggiunto - il che valga da esempio per tutti gli aspiranti scrittori - oggi fa la sceneggiatrice e, a coronamento, quest’anno ha pubblicato questo romanzo dalla copertina deliziosa (le pecorelle e i fiorellini sembrano fatti di pasta di mandorle) che, dipanandosi su due registri: quello del presente (2006) e quello del passato (1982), racconta di due estati separate dal tempo ma unite da sogni caparbiamente vissuti fino in fondo.

Un’idea fresca per una, anzi due, storie divertenti, che lasciano sperare che anche i sogni più bislacchi potrebbero avvererarsi.
Intanto ci si può consolare col prestigioso ricordo del trionfo tricolore. Per i nostalgici, ecco il video.

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Ricordi degli anni Ottanta

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