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    “Reggeva la tavolozza con la più grande naturalezza, quasi fosse un vassoio di cialde colorate che poteva inclinare a piacimento senza che i colori colassero, da quanto erano densi e pastosi. A volte gli spuntava la lingua fra le labbra, come se volesse leccare l’adorata pittura, e intanto la mano destra volava dalla tela alla boccetta dell’olio di lino, alla tavolozza, poi da capo: tela, olio, tavolozza.”