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L’Ode al Vento dell’Ovest di P. B. Shelley

“Se l’inverno viene, può la primavera essere lontana?”.

cielo autunnale

Scritta nell’autunno del 1819, questa é tra le più conosciute della poesia romantica inglese. E’ ambientata in un luogo preciso e concreto, un bosco nei pressi dell’Arno, in un esatto periodo dell’anno, l’autunno, come lo stesso Shelley scrive riferendo le circostanze dell’ispirazione poetica:
” This poem was conceived and chiefly written in a wood that skirts the Arno, near Florence, and on a day when the tempestuous wind, whose temperature is at once mild and animating, was collecting the vapours which pour down the autumnal rains. They began, as I foresaw, at sunset with a violent tempest of hail and rain, attended by that magnificent thunder and lightning peculiar to the Cisalpine regions” (1).
L’ode é una preghiera al vento, invocata in un momento esistenzialmente difficile per il poeta che osserva le foglie , le nuvole e il blu del Mediterraneo e ascolta la voce del vento.
Shelley non dà una descrizione dettagliata di un paesaggio terrestre o marino, ma riflette su un’immagine interiore del vento, “distruttore” in quanto annientatore del “vecchio” e conservatore poiché raccoglie e sparge i semi del futuro.
Il poeta vorrebbe essere portato via come una foglia, un’onda o una nuvola. E gli viene in mente la sua fanciullezza quando non gli sembrava impossibile nulla e poteva correre insieme al vento impetuoso come lui, come lui indomabile.
Ma anche adesso che è ha conosciuto i rovi della vita e si trova in una situazione dolorosa non ha smesso di sognare, di anelare all’impossibile. La terra ha bisogno di essere risvegliata dal vento, di rinascere dalle ingiustizie e dagli errori politici e sociali. E il poeta, profeta rivoluzionario può farlo. Così chiede al vento che le sue parole possano, come cenere e lapilli, accendere una rinascita umana, perché
“se l’inverno viene, può la primavera essere lontana?”.

(1) “Questa poesia fu concepita e principalmente scritta in un bosco che fiancheggia l’Arno, vicino Firenze, in un giorno quando il vento forte, la cui temperatura è al contempo mite ed agitata, raccoglieva le nuvole che scatenano le piogge autunnali. Queste iniziarono, come avevo previsto, al tramonto con una violenta tempesta di grandine e pioggia, annunciato da un magnifico tuono ed un lampo, tipico delle regioni cisalpine” (traduzione di Corinzia Monforte).

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