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I Suoni del Verde

In un mattino di primavera in un verde prato, l’io poetico di William Blake, bambino in un paese delle meraviglie...

verde riecheggiante
In un mattino di primavera in un verde prato, l’io poetico di William Blake, bambino in un paese delle meraviglie dove tutto è gioia e stupore, di fronte a vecchi che ridono, improvvisamente si trasforma in un adulto consapevole che ricorda un mattino di primavera in un prato verde, quando, bambino in un paese delle meraviglie dove tutto era gioia e stupore vedeva vecchi che ridevano e sentiva campane che suonavano e la vita sembrava un unico gioco, senza preoccupazioni, ne’ noia o stanchezza.

THE ECHOING GREEN
by William Blake

The sun does arise,
And make happy the skies;
The merry bells ring
To welcome the spring;
The skylark and thrush,
The birds of the bush,
Sing louder around
To the bell’s cheerful sound,
While our sports shall be seen
On the Echoing Green.

Old John with white hair,
Does laugh away care,
Sitting under the oak,
Among the old folk.
They laugh at our play,
And soon they all say:
“Such, such were the joys
When we all, girls and boys,
In our youth time were seen
On the Echoing Green.”

Till the little ones, weary,
No more can be merry;
The sun does descend,
And our sports have an end.
Round the laps of their mothers
Many sisters and brother,
Like birds in their nest,
Are ready for rest,
And sport no more seen
On the darkening Green.

IL VERDE CHE RIECHEGGIA

Il sole sorge
e fa felici i cieli,
le campane allegre suonano
per salutare la primavera;
l’allodola e il tordo,
gli uccelli di boscaglia
cantano più forte intorno
al suono allegro di campane.
Mentre i nostri giochi si vedranno
sul verde che riecheggia

Il vecchio John coi capelli bianchi
dissipa le preoccupazioni con una risata
seduto sotto la quercia,
in mezzo a vecchia gente.
Ridono del nostro gioco,
e presto tutti dicono:
“Così, così erano le gioie
quando noi tutti, ragazze e ragazzi
nella nostra gioventù eravamo visti
sul verde che riecheggia”.

Finché i piccoli, stanchi,
Non non sono più allegri;
il sole tramonta,
e i nostri giochi hanno una fine.
Intorno al grembo delle loro madri
molte sorelle e fratelli,
come uccelli nel loro nido,
sono pronti al riposo,
e nessun gioco più ci sarà
sul verde che si oscura.

(Traduzione di Corinzia Monforte)

La poesia perde tanto, quasi tutto nella traduzione. Perde il ritmo, le rime, quelle vere e quelle visive che nella lingua inglese non sono altro che quelle rime che ortograficamente combaciano ma che si differenziano nella pronuncia, come “thrush” e “bush” , “weary” e “merry”. E perde molti altri artifici retorici: allitterazioni, assonanze, onomatopee che nessuna traduzione può rendere.

Non può perdere però il suo senso: l’atmosfera di gioia che si spegne con i giochi che finiscono, il sole che tramonta, il silenzio del riposo che segue la vita.

“Il verde che riecheggia” come tutti i “Canti dell’Innocenza” ha la voce di un bambino, che ignaro del mondo vede tutto in termini positivi. Ai suoi occhi i vecchi sono spensierati, la natura è ridente e festosa, l’universo ha uno spirito infantile, finché il bambino non deve rendersi conto che non si può essere per sempre allegri. Allora il sole tramonta, i giochi finiscono, gli uccelli e gli uomini ritornano al loro nido. Il piccolo è diventato adulto, l’innocenza ha fatto posto all’esperienza ed il verde si è fatto buio.

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