Wordsworth e Coleridge e il potere dell'immaginazione

...affascinati da un’idea ontologica di poesia che ne ricercasse la vera origine, erano pervenuti alla conclusione poco democratica secondo cui il poeta è colui il quale detiene il potere dell’immaginazione...

augusta rinella
Wordsworth e Coleridge - i due poeti amici, che con i loro scritti di prosa di stampo estetico hanno posto le basi al Romanticismo inglese- affascinati da un’idea ontologica di poesia che ne ricercasse la vera origine, erano pervenuti alla conclusione poco democratica secondo cui il poeta è colui il quale detiene il potere dell’immaginazione. Quest’ultima per entrambi è ben lungi dall’essere semplicemente un’attività mentale che permette di concepire liberamente immagini e pensieri, ma risulta qualcosa di più complesso che pone un netto divario tra il poeta e il comune mortale.
Coleridge innanzi tutto marca una differenza sostanziale tra immaginazione e fantasia (o immaginazione secondaria) la quale soggetta e limitata alle leggi dell’associazione, dispone di immagini senza vita che si trovano accatastate nella memoria in maniera quasi meccanica, laddove l’immaginazione trova un effettivo riscontro nel mondo reale. L’immaginazione è cioè qualcosa di paradossalmente vero capace di creare la realtà ed introdurla nel mondo attraverso le cose ideali.
Wordsworth riteneva invece l’immaginazione come quel tocco speciale del poeta che, permettendogli di creare realtà oniriche fondate su aspetti quotidiani del viver comune, fa sì che l’usuale diventi fantastico. Per il poeta di Cockermouth la poesia è lo specchio della realtà, l’immagine del vero filtrata attraverso la lente dell’immaginazione.
A questo punto c’è da sottolineare quanto i due laghisti fossero diversi caratterialmente. Più realista, saggio e pacato Wordsworth, più visionario, “folle” e impulsivo Coleridge a causa soprattutto dell’uso frequente di oppio (a scopo terapeutico) che inducendolo a confondere il sogno con la realtà lo portava a scrivere poemi fantasmatici come il Kubla Khan e la Ballata del Vecchio Marinaio.
Quelli di Coleridge e Wordsworth sono dunque due processi inversi e speculari di poesia: creare il sovrannaturale sì da farlo apparire reale, e ridipingere di bello la realtà da farla sembrare un sogno.

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