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"A Valediction: Forbidding Mourning" di John Donne

"L’amore degli ottusi amanti sublunari /(la cui anima è senso) non può ammettere/l’assenza, perché essa rimuove /quelle cose che l’hanno generata".

A VALEDICTIONJohn Donne (1572-1631) è il più eminente rappresentante della poesia metafisica, filone poetico che nasce in seno al Rinascimento inglese e incredibilmente anticipa la tendenza al simbolo e all’analogia tipica della poesia moderna.

In “A Valediction: Forbidding Mourning”, il poeta vede l’atto d’addio come la naturale estensione di se stesso verso l’oggetto del suo amore. La sua amata è come la punta fissa di un compasso da cui l’asta , l’io del poeta, non si può allontanare.

A VALEDICTION: FORBIDDING MOURNING

As virtuous men pass mildly away,
And whisper to their souls, to go,
Whilst some of their sad friends do say,
The breath goes now, and some say, no:

So let us melt, and make no noise,
No tear-floods, nor sigh-tempests move,
‘Twere profanation of our joys
To tell the laity our love.

Moving of th’ earth brings harms and fears,
Men reckon what it did and meant,
But trepidation of the spheres,
Though greater far, is innocent.

Dull sublunary lovers love
(Whose soul is sense) cannot admit
Absence, because it doth remove
Those things which elemented it.

But we by a love, so much refin’d,
That our selves know not what it is,
Inter-assured of the mind,
Care less, eyes, lips, and hands to miss.

Our two souls therefore, which are one,
Though I must go, endure not yet
A breach, but an expansion,
Like gold to airy thinness beat.

If they be two, they are two so
As stiff twin compasses are two,
Thy soul the fixed foot, makes no show
To move, but doth, if th’ other do.

And though it in the centre sit,
Yet when the other far doth roam,
It leans, and hearkens after it,
And grows erect, as it comes home.

Such wilt thou be to me, who must
Like th’ other foot, obliquely run;
Thy firmness makes my circle just,
And makes me end, where I begun.

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UNA PARTENZA: VIETATO PIANGERE

Come gli uomini virtuosi se ne vanno quieti ,
e sussurrano alle loro anime di andare
mentre alcuni dei loro tristi amici dicono
“il respiro se ne va adesso” ed altri dicono di no,

così sciogliamoci senza far rumore,
senza fiumi di lacrime, ne’ tempestosi terremoti di sospiri,
sarebbe una profanazione delle nostre gioie
dire che il nostro amore è mondano.

I movimenti della terra portano dolori e paure,
gli uomini ne riconoscono l’essenza ed il significato,
ma la trepidazione delle sfere,
anche se di gran lunga più grande, è innocente.

L’amore degli ottusi amanti sublunari
(la cui anima è senso) non può ammettere
l’assenza, perché essa rimuove
quelle cose che l’hanno generata.

Ma a noi con un amore, così raffinato,
che noi stessi non sappiamo cosa sia,
vicendevolmente sicuri della mente,
importa meno di occhi, labbra e mani che mancano.

Le nostre due anime perciò, che sono una,
anche se io devo andare non soffrono in verità
una separazione, ma un’espansione,
come oro battuto che si allarga aereo.

Se devono essere due, sono due così
come le aste gemelle del compasso sono due,
la tua anima il piede fisso, non mostra
di muoversi, ma lo fa, se l’altra lo fa.

Ed anche se essa sta al centro,
quando l’altra gira lontano,
essa si piega, e si protende verso l’altra,
e diventa eretta, quando ritorna a casa.

Così saremo tu ed io, che devo
come l’altro piede, correre obliquamente;
la tua fermezza rende il mio cerchio perfetto,
e mi fa finire, dove io ho avuto inizio.
(traduzione di Corinzia Monforte)

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