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La nascita del giornalismo moderno

Con i suoi argomenti di estetica, letteratura, lifestyle che insieme alle notizie, erano il nutrimento necessario del buon borghese del ‘700 , “The Spectator” riscosse un successo talmente ampio che si stimò fosse letto da ben il 10% dei Londinesi...

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Il ‘700 inglese vede la nascita del giornalismo nel senso moderno del termine. Nel 1711 dopo il successo del periodico “The Tatler”, Richard Steele e Joseph Addison fondano “The Specator” , un quotidiano il cui scopo era “animare la morale con l’umorismo, e temperare l’umorismo con la morale, […] portare la filosofia fuori dal chiuso di biblioteche, scuole e college, e farla risiedere nei club, nelle riunioni, intorno ai tavoli da tè, e nelle coffee house”.

Insieme a valori come famiglia e matrimonio predicati come precetti del viver sociale “The Spectator” divulga i credo filosofici caratteristici dell’Illuminismo rendendo popolare quella cultura fino ad allora considerata patrimonio di una elite, e rinnovando radicalmente l’abitudine alla lettura.

Secondo i diktat di Mr Spectator (personaggio fittizio che si fa portavoce dei contenuti del giornale) un buon inglese non sarebbe mai dovuto uscire la mattina senza aver letto qualcosa dello “Spectator” e avrebbe dovuto considerare questo giornale come parte dell’occorrente per il classico rito del tè delle cinque. Il buon inglese aveva il dovere morale di aggiornarsi, di istruirsi e di farsi delle opinioni e in questo “The Spectator” fu l’antesignano del moderno “opinionismo”.

Con i suoi argomenti di estetica, letteratura, lifestyle che insieme alle notizie, erano il nutrimento necessario del buon borghese del ‘700 , “The Spectator” riscosse un successo talmente ampio che si stimò fosse letto da ben il 10% dei Londinesi, percentuale altissima se si considera il tasso di analfabetismo del resto d’Europa.

Ma l’importanza dello Spectator non si limita però solo al valore storico. I saggi di Addison sono oggi considerati capolavori senza tempo per l’eleganza classica della forma e per certe idee libertarie squisitamente moderne.

Per non parlare poi dei numerosi aforismi che ci fanno osservare che la vita nella sua entità non appartiene a nessun secolo:

“ Le cose essenziali per essere felici in questa vita sono: qualcosa da fare, qualcosa da amare, e qualcosa in cui sperare” (1)

(1) “The great essentials for happiness in this life are something to do, something to love and something to hope for.”

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