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Shakespeare e il Natale

C’è uno Shakespeare che si sforza e che si inventa un tema per lui inusitato: il Natale.

albero di nataleChe Shakespeare non amasse il Natale si può dedurre dal fatto che nelle sue numerose opere, dove affronta i più disparati temi dell’umanità, non parli di quella che è la più importante festività del mondo occidentale.

Tra i rari stralci dove si trova qualcosa che è attinente all’argomento, ne troviamo uno nell’Atto I, Scena I, dell’Amleto in cui compare il fantasma del padre del dubbioso protagonista.

“Some say that ever ‘gainst that season comes
Wherein our Saviour’s birth is celebrated,
The bird of dawning singeth all night long:
And then, they say, no spirit dare stir abroad;
The nights are wholesome; then no planets strike,
No fairy takes, nor witch hath power to charm,
So hallowed and so gracious is the time”.

“Alcuni dicono che quando si avvicina la stagione
in cui si celebra la nascita del nostro Salvatore,
l’uccello dell’alba canti tutta la notte:
ed allora, dicono, nessuno spirito osa muoversi intorno;
le notti sono salubri; e nessun pianeta si accende.
Nessuna fata ti prende, e nessuna strega ha il potere di incantare
talmente santo e benigno è il giorno”

.

(trad. Corinzia Monforte)

Se andiamo a scandagliare i sonetti, nemmeno lì troviamo alcuna luce del Natale, quasi il bardo di Stratford lo schivasse come qualcosa di assolutamente non degno di poesia.

Ma nella “Dodicesima Notte”, l’allusione al Natale si presenta addirittura nel titolo.

Il titolo di questa commedia trae origine dalla notte dell’Epifania, che precisamente corrisponde al dodicesimo giorno dopo il Natale. A questa festività, che nel nostro immaginario é rappresentata dalla Befana, l’Inghilterra è legata storicamente da una serie di tradizioni e relative superstizioni come quella secondo cui la dodicesima notte è il termine che segna la fine delle feste invernali (che iniziano con Halloween) e di conseguenza è il giorno entro cui vanno tolti gli addobbi natalizi se non si vuole incorrere in successivo eventi sfortunati.

Comunque la commedia di Shakespeare, a parte il titolo, ha di certo ben poco di natalizio se non il tempo in cui pare sia ambientata la trama. Racconta infatti di due gemelli che in seguito ad un naufragio si separano e da lì incorrono in scambi di identità che conducono la commedia a ilari situazioni e battute introdotte attraverso la metateatralità.

Non è una di quelle opere che ci colpisce e ci piace per come ci colpiscono e ci piacciono le opere di Shakespeare. C’è qui, a mio avviso, uno Shakespeare minore che fa pensare tout court alle commedie di Plauto, e non quello dei grandi personaggi che si trovano -oltre che nelle tragedie- anche nelle commedie.

Il motivo per cui questa festività non gli piacesse, non ci è chiaro. Ma con un po’ di azzardo storico si potrebbe argomentare che il giorno del natale coincidesse con quello del compleanno della moglie, Anne Hathaway, da lui mai amata.

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