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L’Italia del Romanticismo inglese

L’Italia [...] da sempre luogo delle emozioni più pure, della passione più selvaggia, delle sensazioni forti, il regno delle più grandi virtù e della più grande indulgenza, terra di corruzione e di libertinismo, di affari tragici e di violenza assurda, per i romantici inglesi non era altro che bella, selvaggia e bella.

casa di keats trinit�  dei monti
Ai poeti inglesi della seconda generazione romantica (Byron, Shelley, Keats) l’Italia appariva come una terra emanante pathos in ogni dove. L’Italia dell’immaginario collettivo anglosassone da sempre luogo delle emozioni più pure, delle passioni più selvagge, delle sensazioni forti, il regno delle più grandi virtù e della più grande indulgenza, terra di corruzione e di libertinismo, di affari tragici e di violenza assurda, per i romantici inglesi non era altro che bella, selvaggia e bella. I romantici si sa, amavano i toni accesi, ma nei confronti dell’Italia avevano una vera e propria venerazione.

E’ sintomatico di questa ammirazione il fatto che tutti e tre, Byron, Shelley, e Keats, abbiano trascorso gli anni più importanti della loro vita proprio in Italia.
Qui infatti visse gli anni più felici, dopo esser fuggito dall’Inghilterra che lo aveva ostracizzato per gli scandali che lo avevano coinvolto, George Gordon Lorod Byron. E proprio in Italia morirono Percy Bysshe Shelley e John Keats. Il primo in mare, al largo di La Spezia in ritorno da Livorno dove aveva incontrato l’amico Byron, e l’altro a Roma nella sua casa a Trinità dei Monti.

L’Italia era per questi romantici la culla di una civiltà che, deteriorata irrimediabilmente dal tempo, rimaneva ancora viva e visibile nelle città monumento dell’arte medievale come Venezia e Ravenna, che al contrario di Firenze e Roma si erano lasciate sopraffare dal corrotto Rinascimento.

Byron si rivolge direttamente all’Italia in questi versi tratti dal “Pellegrinaggio del Giovane Harold” (“Childe Haroln Pilgrimage”)

I reached the Alps: the soul within me burned,
Italia, my Italia, at thy name:
And when from out the mountain’s heart I came
And saw the land for which my life had yearned,
I laughed as one who some great prize had earned:
And musing on the marvel of thy fame
I watched the day, till marked with wounds of flame
The turquoise sky to burnished gold was turned.
The pine-trees waved as waves a woman’s hair,
And in the orchards every twining spray
Was breaking into flakes of blossoming foam:
But when I knew that far away at Rome
In evil bonds a second Peter lay,
I wept to see the land so very fair.



Ho raggiunto le Alpi: l’anima dentro di me ardeva,
Italia, mia Italia, al tuo nome.
E quando fuori dai monti il mio cuore è uscito
e ho visto la terra per la quale la mia vita aveva bramato,
ho riso come chi ha vinto un grande premio:
ed ho ammirato le meraviglie della tua fama
ho osservato il giorno, finché ferite di fiamme
il turchese cielo splendente d’oro fecero.
I pini ondeggiavano come onde sui capelli di una donna,
e negli orti ogni serpeggiante spruzzo
si rompeva in fiocchi di schiuma fiorita:
ma quando seppi che lontano a Roma
nei vincoli del male un secondo Pietro stava,
piansi nel vedere una così meravigliosa terra.

(traduzione di Corinzia Monforte)

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