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    <title>guide</title>
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    <description>Le guide di Supereva</description>
    <pubDate>Tue, 25 Oct 2011 14:15:24 GMT</pubDate>
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    <copyright>2008-2009 Blogo.it</copyright>
    <language>it-it</language>

    
	<item>
	<title>Un nome: la vita di Enrica Calabresi, ebrea fiorentina, ai tempi dell&#039;Olocausto</title>
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	<pubDate>Mon, 01 Feb 2010 13:49:44 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Benedetta Colella</dc:creator>
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    <category>duemila</category><category>donne suicide</category><category>ebrei fiorentini</category><category>enrica calabresi</category><category>olocausto</category><category>paolo ciampi</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p> <img src="http://static.blogo.it/guide/letteratura_italiana/unnome.jpg" class="left" border="0" width="157" height="250" alt="" /><br />
Non abbiamo un cuore tanto grande da accogliere il lutto di centomila, diecimila, mille, anche cento morti: le stragi vengono archiviate facilmente dietro un compianto superficiale. Alla tragedia ebraica durante la seconda guerra mondiale sono state dedicate pagine e pagine, spesso toccanti, e sembra che ci sia ancora poco da aggiungere.<br />
Su questa premessa <strong>Paolo Ciampi</strong>, nella sua bellissima biografia “<em>Un nome</em>”, dà alito e voce ad una delle troppe vittime dell&#8217;Olocausto: <strong>Enrica Calabresi</strong>, ebrea fiorentina. È una scelta quanto mai azzeccata: la vita della donna non è di quelle spericolate, costellate di atti di eroismo o di vigliaccheria eclatanti. Non è nemmeno un&#8217;esistenza grigia, totalmente anonima e dimenticabile. È la storia di una donna che ha studiato in un periodo in cui l&#8217;analfabetismo femminile toccava vertici inimmaginabili, di una professoressa che ha trasmesso ai suoi alunni la passione per le scienze senza lezioni magistrali, quasi per osmosi, di una studiosa che ha saputo coltivare l&#8217;amore per la scienza anche dopo essere stata allontanata dall&#8217;università per le inique leggi razziali.<br />
Onestà umana, intellettuale, professionale: è questa la chiave di lettura della vita di Enrica Calabresi, spesa fra Firenze e Gallo Bolognese, fra scuola, famiglia e ricerca. Solo la tirannia della storia può strappare questa esistenza utile e silenziosa alla sua tranquilla routine e farne un emblema della sofferenza ebraica (e quindi umana). Proprio così, quando la vita è travolta, violata, schiacciata da barbarica violenza, sorge l&#8217;eroismo in molti cuore: quello di Enrica Calabresi sta nella resistenza passiva alla barbarie. È epurata dall&#8217;Università? Insegnerà alla scuola ebraica, con lo stesso zelo e l&#8217;identica passione. È accusata per la sua razza? Riscopre l&#8217;ebraismo di cui fin da fanciulla non aveva avuto pratica alcuna.<br />
Anche l&#8217;epilogo è emblematico: la Calabresi non lascerà che sia la barbarie tedesca a decidere il momento della sua morte. La natura per lei non aveva segreti, sapeva ricavare veleno da ogni elemento della natura e così fece. Grattò la capocchia rossa dei fiammiferi, piena di fosfuro di zinco. Ottenne così un potente veleno. Con questo, si tolse la vita prima di venire deportata ad Auschwitz il 20 gennaio 1944.<br />
Ciampi, attraverso la biografia della professoressa Calabresi, tratteggia mirabilmente l&#8217;atmosfera, i sentimenti, i rigurgiti barbarici dell&#8217;epoca e smuove nel lettore quella santa indignazione indispensabile perché simili orrori non debbano più ripetersi</p>
 
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	<description>Non abbiamo un cuore tanto grande da accogliere il lutto di centomila, diecimila, mille, anche cento morti: le stragi vengono archiviate facilmente dietro un compianto superficiale. Alla tragedia[...]</description>
	
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	<title>“Er commercio libbero”</title>
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	<pubDate>Mon, 01 Feb 2010 13:43:43 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Benedetta Colella</dc:creator>
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    <category>varie</category><category>er libbero commercio</category><category>giuseppe gioachino belli</category><category>in evidenza</category><category>poesie su prostitute</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/guide/letteratura_italiana/prostituta.jpg" class="left" border="0" width="250" height="185" alt="" /></p>
<p>Le prostitute sono personaggi topici nella letteratura: a seconda delle convinzioni etiche e sociali degli autori sono rappresentate ora come piaghe della società, altre come avide megere, altre ancora come donne generose e gentili, costrette all&#8217;emarginazione dall&#8217;ipocrisia sociale.<br />
Belli non esprime opinioni nel presentarci una meretrice di quartiere, un po&#8217; coatta, un po&#8217; aggressiva, arguta e compiacente nell&#8217;esprimere le sue rimostranze. Diverte, all&#8217;inizio, questo monologo arguto reso più gradevole dalla precisione metrica.<br />
Sfrontata e aggressiva, la prostituta si presenta tale per accumulo (“sono puttana”, “vendo la mia pelle” “faccio la mignotta”, con significativo spostamento semantico fra l&#8217;essere e l&#8217;operare), non esimendosi dal linguaggio più volgare e triviale.</p>
<p><em><strong>« Bbe’! Ssò pputtana, venno la mi’ pelle:<br />
fo la miggnotta, sí, sto ar cancelletto:<br />
lo pijjo in cuello largo e in cuello stretto:<br />
c’è ggnent’antro da dí? Che ccose bbelle!</strong></em></p>
<p>Trionfa subito dopo il senso pratico della donna che, irridendo il suo insulso e fittizio interlocutore (“sor cazzetto”), dimostra di aver così risolto i problemi economici che invece sussistevano, e pressanti, quando era ancora donna onesta fra le altre.</p>
<p><em><strong>Ma cce sò stat’io puro, sor cazzetto,<br />
zitella com’e ttutte le zitelle:<br />
e mmó nun c’è cchi avanzi bajocchelle<br />
su la lana e la pajja der mi’ letto</strong></em>.</p>
<p>Quali sono i limiti di questa professione? Non certamente il lavoro, che è rapido e sicuro e certe volte, con certi clienti, può anche appassionare (e in questo tocco di superficialità, Belli si riconosce uomo del suo tempo)</p>
<p><em><strong>Sai de che mme laggn’io? nò dder mestiere,<br />
che ssaría bbell’e bbono, e cquanno bbutta<br />
nun pò ttrovasse ar monno antro piascere</strong></em>.</p>
<p>Il vero problema ( ed ecco la chiusa ad effetto di cui Belli è maestro) sussiste per la concorrenza sleale delle donne oneste che non si espongono apertamente, non “stanno al cancelletto” come lei, ma si comportano con gli uomini allo stesso modo e per gli stessi fini.</p>
<p><em><strong>Ma de ste dame che stanno anniscoste<br />
me laggno, che, vvedenno cuanto frutta<br />
lo scortico, sciarrubbeno le poste</strong></em></p>
 
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	<description>Le prostitute sono personaggi topici nella letteratura: a seconda delle convinzioni etiche e sociali degli autori sono rappresentate ora come piaghe della società, altre come avide megere, altre ancora[...]</description>
	
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	<item>
	<title>Accabadora</title>
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	<pubDate>Sun, 03 Jan 2010 13:32:55 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Benedetta Colella</dc:creator>
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    <category>duemila</category><category>accabadora</category><category>eutanasia</category><category>michela murgia</category><category>romanzi sulla sardegna</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/guide/letteratura_italiana/accabadora_01.jpg" class="left" border="0" width="239" height="250" alt="" />Fa accapponare la pelle, <em>Accabadora</em>.<br />
Ti proietta in un mondo ancestrale, arcaico, intriso di superstizioni ed ubbie, chiuso nella cristallizzazione del tempo: è la Sardegna di cinquanta anni fa la vera protagonista di questo romanzo corale che solleva grandi temi, li discute coraggiosamente, insinua verità inaccettabili e le ammanta del fascino senza tempo della tradizione.<br />
L&#8217;<em>accabadora</em> è l&#8217;Ultima Madre, colei che ti è vicina nel momento della sofferenza estrema e dona una dolce morte a chi sconta con dolori e sofferenze la pena dell&#8217;esistenza. Riverita in paese, dolente e convincente nel suo ruolo, <strong>Tsia Bonaria Urrai </strong>porta con sé in ogni gesto quotidiano le stimmate del discutibile onore riservatole.<br />
È una vedova bianca, fidanzata a un uomo caduto in guerra, o disperso, o felice altrove mentre in paese lo piangono morto; è una donna che ha capito a sue spese che “<em>la parola eroe era il maschile singolare della parola vedova</em>”.<br />
Anche la sua fisionomia è stata stravolta dal destino: </p>
<blockquote><p>“quanti anni avesse Tzia Bonaria allora non era facile da capire ma erano anni fermi da anni, come fosse invecchiata d&#8217;un balzo per sua decisione e ora aspettasse paziente di essere raggiunta dal tempo in ritardo”.</p></blockquote>
<p>Fa da contraltare a questa sacerdotessa pagana la “fill&#8217;e anima”, <strong>Maria Listru</strong>, strappata ad una famiglia a cui la miseria aveva estinto ogni capacità d&#8217;amore e cresciuta come figlia adottiva. Incapace di rapportarsi ad un mondo senza tempo come quello sardo, a disagio nei suoi panni ed in cerca di se stessa, la ragazza abbandona il paese per scontrarsi con analogo disamore in città.<br />
Michela Murgia scrive come se celebrasse una liturgia: in uno stile cadenzato, musicale, attento al particolare perché è di particolari che si nutre l&#8217;esistenza, sviluppa una storia delicata e insieme intensissima, rapida da leggere e lunga da rielaborare.</p>
 
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	<description>Fa accapponare la pelle, Accabadora.
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	<title>Come stai?</title>
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	<pubDate>Sat, 02 Jan 2010 18:49:07 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Benedetta Colella</dc:creator>
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    <category>langolo-delle-citazioni</category><category>secondo diario minimo</category><category>umberto eco</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/guide/letteratura_italiana/secondodiario_01.jpg" class="left" border="0" width="112" height="180" alt="" />Certe volte, in una frase è racchiuso un mondo. L&#8217;essenza di una vita, la peculiarità biografica di ognuno sovraccarica frasi neutre di significati ambigui, percepiti solo da chi conosce l&#8217;allusione.<br />
<strong>Umberto Eco</strong>  si divertì con un gruppo di amici a risemantizzare normali formule di vita quotidiana attribuendole ad autori dalla poetica complessa. Il risultato è leggibile in “<em>il secondo diario minimo</em>” (pp.288/290).<br />
Il contrasto fra la leggerezza dell&#8217;affermazione e le note tematiche sottese suscita un sorriso tutto intellettuale.<br />
Ecco come risponderebbero alcuni giganti della letteratura italiana alla domanda routinaria: “Come stai?”</p>
<p><strong>Dante</strong>” Sono al settimo cielo”<br />
<strong>Alberti</strong> “Le prospettive sono buone”<br />
<strong>Lorenzo De&#8217;Medici</strong> “Magnificamente”<br />
<strong>Leopardi</strong> “Sfotte?”<br />
<strong>Foscolo </strong>“Dopo morto, meglio”<br />
<strong>Manzoni </strong>“Grazie a Dio, bene”<br />
<strong>Nievo.</strong> “Le dirò, da piccolo&#8230;”<br />
<strong>Croce</strong> “Non possiamo non dirci in buone condizioni di spirito”<br />
<strong>Pirandello</strong>: “Secondo chi?”<br />
<strong>D&#8217;Annunzio</strong>: “Va che è un piacere”</p>
 
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	<description>Certe volte, in una frase è racchiuso un mondo. L&amp;#8217;essenza di una vita, la peculiarità biografica di ognuno sovraccarica frasi neutre di significati ambigui, percepiti solo da chi conosce[...]</description>
	
	</item>
    
	<item>
	<title>Dai un bacio a chi vuoi tu</title>
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	<pubDate>Mon, 30 Nov 2009 10:07:15 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Benedetta Colella</dc:creator>
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    <category>duemila</category><category>dai un bacio a chi vuoi tu</category><category>giusi marchetta</category><category>premio calvino</category><category>racconti handicap</category><category>racconti pedofilia</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/guide/letteratura_italiana/daiunbacio.jpg" class="left" border="0" width="121" height="180" alt="" /></p>
<blockquote><p>Un libro è più di un arbitrario sterminio di alberi.</p></blockquote>
<p>Anche se talvolta certa editoria commerciale sembra dimenticarsene, un libro non è solo evasione, ma anche introiezione, scavo psicologico, conoscenza del mondo.<br />
A questi requisiti risponde bene la sorprendente opera prima di <strong>Giusi Marchetta</strong>, classe 1982, che si confronta con una silloge di racconti. Scrivere un racconto è difficile: si ha poco tempo per delineare i personaggi in modo tale che trovino posto nel cuore del lettore, si ha poco spazio per divagare, preparare, accompagnare l&#8217;azione.<br />
C&#8217;è poca trama, infatti, ma tanto sentimento in queste storie.<br />
Due racconti, su tutti, meritano attenzione e lode. <em><strong>Dai un bacio a chi vuoi tu</strong></em>, il racconto eponimo, dà voce ai turbamenti e alla disperazione di un giovane pedofilo, che non abusa dei bambini, ma se ne sente irresistibilmente attratto.<br />
Si rincorrono nella testa del protagonista orrore di sé, tenerezza agrodolce per l&#8217;infanzia e, annidato in fondo al cuore, quel pensiero osceno, che lo turba e lo porta quasi alla pazzia.</p>
<blockquote><p>Intanto sbadigli, pisci, dormi, corri, impacchetti, ti radi, leggi, ti masturbi, ma poco, attento, poi smetti del tutto, vai al cinema, studi, bevi, fumi, telefoni a gente che non vuoi vedere. Intanto cerchi di vivere, ma il pensiero è sempre là che ti rode il cervello finché non ti accorgi che tutto quello che fai lo fai per finta.</p></blockquote>
<p>Partecipando a tanta lotta interiore, l&#8217;autore smette di essere giudice ferreo di una pulsione vile quante altre mai e si mette angosciosamente in quei panni scomodi, saggiando a pieno la difficoltà di essere casto e desiderare l&#8217;indesiderabile.<br />
In “<em>Limbo”, </em>il racconto che chiude il libro, c&#8217;è un altro “diverso suo malgrado”: un giovane brioso e autoironico che, per un incidente (non sapremo mai quale. Proprio su queste curiosità morbose muove il sarcasmo dell&#8217;autrice), non potrà più camminare, fino a quando una provvidenziale operazione lo guarirà. Dalla sua sedia a rotelle, spia così le ipocrisie, gli imbarazzi, le gaffes, la facile pietà della gente comune ed è lui, la vittima, a provare per la società un identico sentimento di orgogliosa commiserazione.<br />
I personaggi più vividamente descritti, però, sono, in tutti i racconti, i bambini, macchiette colorate e divertenti, deboli e scaltre, orgogliose e disperate, coraggiose, sempre, perché a vivere in questo mondo ci vuol davvero coraggio.</p>
 
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	<description>Un libro è più di un arbitrario sterminio di alberi.
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	<title>Emmaus</title>
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	<pubDate>Sun, 15 Nov 2009 21:56:09 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Benedetta Colella</dc:creator>
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    <category>duemila</category><category>alessandro baricco</category><category>emmaus alessandro baricco</category><category>in evidenza</category><category>nuovo romanzo baricco</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p> <img src="http://static.blogo.it/guide/letteratura_italiana/alessandrobaricco.jpg" class="left" border="0" width="249" height="360" alt="" /></p>
<p>Una scatola variopinta, ma senza sorpresa, un bel guscio senza sostanza: sono queste le accuse principali che si appuntano su un autore che ha fatto di uno stile fluido e forbito il suo lasciapassare per un successo di pubblico inaspettato.<br />
Quasi a rispondere alle critiche sulla sua poetica, <strong>Baricco</strong>, in <em>Emmaus</em>, sceglie l&#8217;austerità: ascetica la copertina, tutta bianca tranne autore e titolo, volutamente sottotono lo stile, cadenzato da un abuso di trattini che ne modulano la musicalità, pregnante la storia, sui turbamenti e gli sbandamenti di quattro ragazzi cattolici a confronto con l&#8217;amoralità mondana, in una folgorazione che ricorda, e contrario, quella degli apostoli ad Emmaus<br />
La trama, in sé, è assai fragile: le tragedie finali non sono preparate e sembrano così aliene dalla quotidianità dei protagonisti da risultare sensazionalistiche a tutti i costi. Quel che rimane, e fa male, è l&#8217;atmosfera di dramma che si percepisce in certe pagine, in cui aneliti e censure, velleitarismi e mortificazioni si rincorrono e si alternano e <strong>a diciotto anni la felicità ha già il sapore della memoria</strong>.<br />
Vi propongo una delle pagine più significative del romanzo. Baricco riflette qui sulle reticenze della famiglia tradizionale, che, come struzzo, nega i problemi e soffoca le ambizioni:</p>
<blockquote><p>Senza saperlo, ereditiamo l&#8217;incapacità verso la tragedia, e la predestinazione alla forma minore del dramma: perché nelle nostre case non si accetta la realtà del male e questo rinvia all&#8217;infinito qualsiasi sviluppo tragico innestando l&#8217;onda lunga di un dramma misurato e permanente-la palude in cui siamo cresciuti. È un habitat assurdo, fatto di dolore represso e quotidiane censure. Ma noi non possiamo accorgerci di quando sia assurdo perché come rettili di palude conosciamo solo quel mondo, e la palude è per noi la normalità. Per questo siamo in grado di metabolizzare incredibili dosi di infelicità scambiandole per il doveroso corso delle cose: non ci sfiora il sospetto che nascondano ferite da curare e fratture da ricomporre</p></blockquote>
 
    <p><map name="google_ad_map_20091115215609"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20091115215609?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20091115215609" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-0008021944834004&channel=2508919242&output=png&cuid=20091115215609&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Fletteratura_italiana%2Finterventi%2F2009%2F11%2Femmaus"/></p>
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	<description>Una scatola variopinta, ma senza sorpresa, un bel guscio senza sostanza: sono queste le accuse principali che si appuntano su un autore che ha fatto di uno stile fluido e forbito il suo lasciapassare[...]</description>
	
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	<item>
	<title>La vita che volevo</title>
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	<pubDate>Wed, 14 Oct 2009 11:08:34 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Benedetta Colella</dc:creator>
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    <category>duemila</category><category>la vita che volevo</category><category>libri lorenzo licalzi</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/guide/letteratura_italiana/vitachevolevo.jpg" class="left" border="0" width="125" height="180" alt="" />L&#8217;ultimo davvero.<br />
Almeno per un bel po&#8217; di tempo, Licalzi non scriverà più. Vuole riappropriarsi della sua vita, senza essere fagocitato dall&#8217;enfasi della scrittura. I suoi lettori (ed io su tutti) sono disperati: un suo libro è un antidoto contro il <em>taedium vitae</em>, una immersione sempre divertente e insieme profonda verso le contraddizioni della vita umana.</p>
<p><em>“La vita che volevo</em>”, l&#8217;ultima fatica, è spettacolare: è una somma di racconti, cadenzati in maniera assolutamente non casuale, alla ricerca del caos, del caso, del destino, della fatalità nell&#8217;agire umano.<br />
Secondo alcuni filosofi, esistono una serie di pianeti paralleli in cui i nostri alter ego vivono vite diverse dalle nostre solo perché hanno operato una o due scelte diverse fra le mille che ci si offrono ogni giorno. Lascia sbigottiti riflettere come incontri importanti possano essere sfiorati, dispersi per un autobus perso o per un ritardo di qualche secondo. </p>
<p>Licalzi è impietoso in questo: attraverso i suoi racconti, ci porta a chiederci quanto le nostre scelte siano state frutto di razionalità e quanto di casualità, perché in ogni cuore ci sia sempre un briciolo di nostalgia o di rimpianto, come le azioni più aberranti nascano da eventi apparentemente insignificanti.<br />
Queste considerazioni non banali emergono, però, da racconti brillanti, raccontati con la levità e il piglio del narratore di razza, che sa usare le parole così che diventino musica, oltre che significato.<br />
Il grande assente è il Dio onnisciente della tradizione classica, con cui Licalzi si confronta senza addivenire a conclusioni certe. </p>
<p>Dov&#8217;è la libertà dell&#8217;uomo? Come si concilia con la casualità del caos o con il regore di un destino predeterminato e imperscrutabile? Questa è la suggestiva risposta dell&#8217;autore: </p>
<blockquote><p>“Come una partita a flipper, ecco cos&#8217;è la vita secondo me: un luminosissimo flipper pieno di lucette e campanelli, dove la pallina segue spesso tracciati imprevedibili, e può essere pure che vada dritta in bica senza poter farci niente, ma se il giocatore è concentrato e abile, e non ha proprio una sfiga terribile, fa quasi sempre puntegi alti, riuscendo perfino a controllare l&#8217;indeterminatezza dei rimbalzi casuali della pallina”.</p></blockquote>
<p>E come un giocatore provetto, Licalzi vuole ora trovare se stesso, concedersi otium cercando di capire il mondo, senza dover per forza plasmarlo con la scrittura. Speriamo che ci ripensi!</p>
 
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	<title>Libri italiani in tour</title>
	<link>http://guide.supereva.it/letteratura_italiana/interventi/2009/10/libri-italiani-in-tour</link>
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	<pubDate>Thu, 01 Oct 2009 14:02:15 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Benedetta Colella</dc:creator>
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    <category>i-ferri-del-mestiere</category><category>libri italiani in macedone</category><category>mostra italiana a skopje</category><category>written in italy</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/guide/letteratura_italiana/skopje.jpg" class="left" border="0" width="180" height="133" alt="" /><br />
Il mondo non è un&#8217;enclave anglofona, come parrebbe curiosando in libreria.<br />
Gli autori italiani sono apprezzati nel mondo e i loro scritti campeggiano nelle librerie di mezzo mondo. Lo dimostra il successo ottenuto in Macedonia, a <strong>Skopje</strong> ( dove è attivo un valido dipartimento di italianistica), dalla mostra itinerante “<em>Written in Italy</em>”, sui nostri libri tradotti in altre lingue.<br />
Poche volte, andando all&#8217;estero, ho avuto modo di visitare le locali biblioteche (di solito son vittima consenziente dei tour de force organizzati), ma quando mi è capitato (a Barcellona e a Pola) sono rimasta colpita dalla quantità di nostri autori presenti sia in traduzione sia con l&#8217;originale italiano.<br />
La mostra, che già poteva vantare <strong>485 libri italiani tradotti in 37 lingue e 9 alfabeti</strong>, è stata contestualmente arricchita di 40 libri in lingua macedone di nostri autori classici (Parini, Leopardi, Pascoli) e moderni (Eco e Ammaniti su tutti).<br />
L&#8217;Università di Foggia, che ha organizzato la manifestazione, d&#8217;altro canto, ha consegnato ad alcune scuole locali scorte di medicine, viveri e integratori alimentari.<br />
<em>Written in Italy</em> non ha alle spalle una storia lunga: finora, oltre a qualche tappa italiana, è stata solo a Buenos Aires. Si spera che sia l&#8217;inizio di un fulgido futuro.</p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20091001140215"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20091001140215?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20091001140215" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-0008021944834004&channel=2508919242&output=png&cuid=20091001140215&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Fletteratura_italiana%2Finterventi%2F2009%2F10%2Flibri-italiani-in-tour"/></p>
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Gli autori italiani sono apprezzati nel mondo e i loro scritti campeggiano nelle librerie di mezzo mondo. Lo[...]</description>
	
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	<title>Finalmente l&#039;opera omnia di Boiardo</title>
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	<pubDate>Thu, 01 Oct 2009 09:07:13 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Benedetta Colella</dc:creator>
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    <category>quattrocento</category><category>commedia lucianea di boiardo</category><category>opera omnia boiardo</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/guide/letteratura_italiana/MatteoMariaBoiardo.gif" class="left" border="0" width="131" height="180" alt="" />E&#8217; in uscita il primo volume dell&#8217;edizione completa delle opere dello scrittore <strong>Matteo Maria Boiardo </strong>(1441-1494), attesa per lungo tempo da studiosi, biblioteche, scuole, universita&#8217; e dal mondo della cultura italiano ed europeo.<br />
L&#8217;impresa editoriale e&#8217; promossa dal Centro Studi Matteo Maria Boiardo di Scandiano, citta&#8217; natale dell&#8217;autore dell&#8221;&#8217;Orlando innamorato&#8221;. Oltre alle opere maggiori, la collana edita da Interlinea comprende anche quelle mai pubblicate o apparse in stampe oggi di difficile reperimento. Tutti i testi saranno in edizione critica e commentata, con traduzione a fronte se latini, sempre curati da alcuni dei piu&#8217; importanti studiosi.<br />
 La prima uscita riguarda &#8221;<em>Timone&#8217;</em>&#8216; e <em>&#8221;Orphei tragoedia&#8221; </em>(opera attribuita) a cura di Mariantonietta Acocella e Antonia Tissoni Benvenuti: non esisteva finora un&#8217;edizione critica e adeguatamente commentata della commedia lucianea di Boiardo, che e&#8217; un testo importante perche&#8217; si tratta di uno dei primi tentativi, sulla scena ferrarese e non solo, di prescindere da una linea teatrale esclusivamente plautina.<br />
comitato scientifico dell&#8217;edizione completa delle opere di Boiardo, pubblicate con l&#8217;alto patronato del Presidente della Repubblica, e&#8217; composto da Giuseppe Anceschi, Antonia Tissoni Benvenuti, Riccardo Bruscagli, Andrea Canova, Stefano Carrai, Edoardo Fumagalli, Tina Matarrese, Cristina Montagnani, Marco Praloran, Paola Vecchi, Tiziano Zanato. Il volume &#8221;Timone&#8221; e &#8221;Orphei tragoedia&#8221; (pp. 305, euro 48) esce in un&#8217;edizione di 999 copie numerate.<br />
Il piano delle uscite prevede poi &#8221;Pastoralia&#8221;, &#8221;Carmina&#8221;, &#8221;Epigrammata&#8221;; &#8221;Vita de alcuni electi Capitani&#8221; (da Cornelio Nepote); &#8221;Amorum libri tres&#8221;; &#8221;Asino d&#8217;oro&#8221; (da Apuleio); &#8221;La pedi&#8217;a de Cyro&#8221; (da Senofonte); &#8221;Inamoramento de Orlando&#8221; (2 volumi); &#8221;Antica historia&#8221; (da Ricobaldo); &#8221;Pastorale&#8221;, &#8221;Carte de triumphi&#8221;; &#8221;Hystoria&#8221; (da Erodoto). Il dodicesimo volume raccogliera&#8217; le &#8221;Lettere&#8221; dell&#8217;autore rinascimentale</p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20091001090713"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20091001090713?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20091001090713" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-0008021944834004&channel=2508919242&output=png&cuid=20091001090713&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Fletteratura_italiana%2Finterventi%2F2009%2F10%2Ffinalmente-lopera-monia-di-boiardo"/></p>
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	<title>Jeli il pastore: la storia (parte I)</title>
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	<pubDate>Wed, 30 Sep 2009 21:54:28 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Benedetta Colella</dc:creator>
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    <category>verga</category><category>novelle giovanni verga</category><category>riassunto jeli il pastore</category><category>trama jeli il pastore</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/guide/letteratura_italiana/pastore.jpg" class="left" border="0" width="135" height="180" alt="" />Un&#8217;amicizia vera lega due ragazzini di diversa estrazione sociale: <strong>Jeli </strong>fa il pastore, è piccolo e malvestito, ma conosce i segreti della natura e con il suo argento vivo coinvolge <strong>don Alfonso</strong>, di famiglia nobile, che segretamente ne invidia la libertà. Insieme, è gradevole ogni periodo dell&#8217;anno e le loro giornate sono scandite dal suono dello zufolo di Jeli.<br />
E&#8217; proprio un bravo ragazzo: pastore accorto, sarto d&#8217;eccellenza, amico stimato e benvoluto dalla popolazione. Nonostante un&#8217;infanzia trascurata (gli muore presto la madre e il padre è sempre lontano, a pascolare fra campi malarici da cui contrarrà la malattia che lo porterà alla morte), assolve bene ai suoi doveri di pastore di cavalli, sviluppando <strong>empatia con le bestie </strong>(emblematica la compassione per il puledro orfano col quale si identifica)  e dandosi a mille lavoretti per affinare la sua già considerevole manualità.<br />
Affascinato dagli arcani dell&#8217;alfabeto, di cui don Alfonso si fa paladino, Jeli, apparentemente indifferente alle stranezze della vita cittadina, assiste stupefatto (“<em>con un sorriso furbo</em>”) agli studi dell&#8217;amico. Ben presto, comincia a farsi scrivere biglietti d&#8217;amore. Si è infatti invaghito di <strong>Mara</strong>, figlia di un campiere e quindi di classe sociale superiore alla sua. Diverse pagine sono dedicate ai loro  passatempi innocenti, a contatto con la natura, di cui Jeli è interprete e Mara coprotagonista.<br />
Il periodo dei giochi si interrompe bruscamente quando Jeli è chiamato al capezzale del padre, che si spegnerà dopo lunga e penosa malattia. Il figlio ne eredita il lavoro e si trasferisce in quegli stessi campi malarici: i suoi pensieri convergono su Mara, che nel frattempo si è trasferita in un altro paese e <strong>si è fidanzata a sua insaputa</strong>.</p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20090930215428"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20090930215428?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20090930215428" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-0008021944834004&channel=2508919242&output=png&cuid=20090930215428&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Fletteratura_italiana%2Finterventi%2F2009%2F09%2Fjeli-il-pastore-la-storia-parte-i"/></p>
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