
Luigi Russo ha guadagnato un posto di prima grandezza nella storia della critica: mentre altri si perdono in discorsi fumosi di retorica e poetica, egli, che ama davvero la letteratura, dà vita ai personaggi, coglie sfumature nei comportamenti e nelle descrizioni e, con doviziosi riferimenti al testo, fa emergere la maestria dell’autore e la potenza dei testi, senza cercare ramificati antecedenti o erudite ricostruzioni filologiche.
Nell’analizzare la quarta novella del nono giorno, quella sui due Cecco, Russo muove un rimprovero a quanti, ricercando nel testo solo conforto biografico sulla figura dell’Angiolieri hanno forzato le parole del Boccaccio, che qui, invece, vorrebbe solo tratteggiare il “bozzetto (felicissimo) di un cinico, di un birbone, delineato con la consueta compiaciuta impassibilità.”
L’intento sornione era in realtà già espresso in incipit da Neifile, che si proponeva di dimostrare “come la malizia d’uno il senno soperchiasse d’uno altro, con grave danno e scorno del soperchiato”: non a caso, questa novella fa seguito a quella di Calandrino “incinto”.
Il protagonista è Fortarrighi, non Angiolieri: è lui che, con sprezzo della realtà, con le sue capacità improvvisatorie, inganna il compagno, che resta sullo sfondo, sarebbe potuto essere uno qualsiasi degli altri giovani senesi.
In altre parole, se in Calandrino è la beffa a muovere le fila del discorso e la focalizzazione è incentrata sullo sciocco ingannato, in Fortarrighi, invece, i riflettori sono puntati sull’ingannatore, sull’opportunista, un Ciappelletto in sedicesimo del quale “ogni nuova parola è una lenta, ma tenace e progressiva mistificazione dei fatti”Probabilmente Giovanni Verga si ricorderà di questa novella nel descrivere, ne I Malavoglia, Piedipapera, “che inganna il prossimo buttando le braccia al collo a questo o a quel cristiano e soffia vento di parole nelle orecchie, e poi strepita e poi si batte il petto come una vittima: c’è una tecnica uguale, di narratori non descrittivo-didascalici, ma di narratori vocali e immediatamente mimetici”

Benedetta Colella








