
Meno incisivo diventava il potere innovatore dei futuristi, ingabbiati e isteriliti da un fascismo di risacca che, rinnegando le origini eversive, si imponeva tutore dell’ordine, più interdisciplinare e globale diveniva il loro programma.
Il Manifesto della cucina futurista fu pubblicato il 28 dicembre 1930, probabilmente dopo una serie di pasti pantagruelici con conseguente gastrite postnatalizia. Come tutte le persone sazie, anche Filippo Tommaso Marinetti si fa fautore di una dieta, mirata al potenziamento della componente sensoriale del cibo, temo a discapito del sapore (non ho mai avuto il coraggio di sperimentare).
Sulla tavola di oggi, si prepari il soldato di domani. Nella prosa spumeggiante di Marinetti: “Sentiamo inoltre la necessità di impedire che l’Italiano diventi cubico massiccio impiombato da una compattezza opaca e cieca. Si armonizzi invece sempre più coll’italiana, snella trasparenza spiralica di passione, tenerezza, luce, volontà, slancio, tenacia eroica… Convinti che nella probabile conflagrazione futura vincerà il popolo più agile, più scattante, noi futuristi… stabiliamo ora il nutrimento adatto ad una vita sempre più aerea e veloce”
La guerra c’è, è ben presente, e il nemico ad oggi ancora imbattuto è la pastasciutta. Ecco l’attacco esiziale: “ La pastasciutta, nutritivamente inferiore del 40% alla carne, al pesce, ai legumi, lega coi suoi grovigli gli italiani di oggi ai lenti telai di Penelope e ai sonnolenti velieri, in cerca di vento. Perchè opporre ancora il suo blocco pesante all’immensa rete di onde corte lunghe che il genio italiano ha lanciato sopra oceani e continenti, e ai paesaggi di colore forma rumore che la radiotelevisione fa navigare intorno alla terra? I difensori della pastasciutta ne portano la palla o il rudero nello stomaco, come ergastolani o archeologi. “
L’omaggio a Mussolini e alla politica autarchica è esplicitato nelle righe successive: basta grano di importazione! Il riso, o meglio ancora, pillole vitaminiche rapide ed insapori ad assicurare il sostentamento dell’individuo. Oggi che l’industria del dimagrimento fa affari d’oro con poltiglie insapori, l’ideale futurista si è forse concretizzato, ma in un mondo ancora rurale come quello degli anni Trenta, scandito dalle pause alimentari, era rivoluzionario e folle delegare all’industria chimica il rituale del pasto.

Benedetta Colella








