
Se mangiare non serve a vivere, perché è più semplice ed economico nutrirsi con flebo e ritrovati chimici, si va a tavola per il piacere dei sensi, che non deve essere confinato alla sola gioia papillare, ma esteso anche alla vista, all’olfatto (e fin qui siamo d’accordo), all’udito e al tatto.
Prima della presentazione di ogni piatto, una sinfonia diffusa nella stanza dovrà incarnare le caratteristiche del cibo. Contemporaneamente, essenze profumate saranno vaporizzate nella stanza, e subito disperse con l’ausilio di ventilatori, per presentare i piatti.
Non tutto, poi, va mangiato, per non sopire, con la pregustazione sicura, il piacere del desiderio. Succulente pietanze andranno preparate, mostrate e poi ritirate: il pensiero dei convitati sarà catturato soprattutto da ciò che non potranno avere.
Anche durante la degustazione, che non deve essere intristita da sterili conversazioni di politica ed economia, perché la cucina è arte e come tale va assaporata in silenzio, le posate, che pongono un filtro tra il polpastrello e il cibo, vanno severamente abolite: succhiare le dita sarà più che sufficiente per pulirle e trasmetterà insieme un brivido alla bocca.
L’ultimo punto trattato da Marinetti è invece un elogio dei conservanti e dei coloranti, che in quel periodo facevano la loro comparsa e i cui effetti collaterali non si erano ancora verificati. Lo leggiamo insieme, per nutrirci dell’estro stilistico dell’autore: “Una dotazione di strumenti scientifici in cucina: ozonizzatori che diano il profumo dell’ozono a liquidi e a vivande, lampade per emissione di raggi ultravioletti (poiché molte sostanze alimentari irradiate con raggi ultravioletti acquistano proprietà attive, diventano più assimilabili, impediscono il rachitismo nei bimbi, ecc.) elettrolizzatori per scomporre succhi estratti ecc. in modo da ottenere da un prodotto noto un nuovo prodotto con nuove proprietà, mulini colloidali per rendere possibile la polverizzazione di farine, frutta secca, droghe ecc.; apparecchi di distillazione a pressione ordinaria e nel vuoto, autoclavi centrifughe, dializzatori. L’uso di questi apparecchi dovrà essere scientifico, evitando p.es. l’errore di far cuocere le vivande in pentole a pressione di vapore, il che provoca la distruzione di sostanze attive (vitamine, ecc.) a causa delle alte temperature. Gli indicatori chimici renderanno conto dell’acidità e della basicità degli intingoli e serviranno a correggere eventuali errori: manca di sale, troppo aceto, troppo pepe, troppo dolce.

Benedetta Colella








