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Luigi Pirandello: l'uomo che amava i fantasmi

Una scanzonata istantanea scritta da Eugenio Baroncelli


Mi sono imbattuta di recente in un prezioso libretto edito da Sellerio, Libro di candele, in cui il dotto Eugenio Baroncelli presenta 267 fotogrammi di vite, immortalate nel momento più saliente e nella caratteristica più epica del loro svolgimento.
In particolare, mi è piaciuto il ritratto rapido e arguto di Luigi Pirandello, amante sfortunato che si barcamenò tra le follie della moglie e i capricci voluttuosi di una bella attrice.
Ve lo ripropongo: “Uno (dei fantasmi che popolarono la sua vita, n.d.R.), Maria Antonietta Portulano, lo sposò. In principio aveva un corpo, che infatti diede loro tre indiscutibili figli, ma poi, raggiunta da una desolante follia, diventò così labile che poteva entrare solo nei suoi incubi. Segregata nella casa di salute di certe monache romane, ogni giorno indossava un abito nero con i merletti bianchi alle maniche, si aggiustava sulla testa un severo cappellino da viaggio, metteva accanto alla porta la valigia fatta, e aspettava che lui venisse a prenderla.

L’altro, Marta Abba, fu un sogno troppo giovane per entrare nelle notti di un vecchio. Quando la vide recitare e la volle prima attrice della sua compagnia, lei aveva 25 anni e lui 58. Li videro insieme sulla spiaggia di Castiglioncello, lei in un bikini leopardato che avrebbe fatto colpo su un cieco, lui nascosto dietro le tese provvidenziali di un grande cappello bianco, e si chiesero, dati i tempi, se non fosse quello un grande amore fondato sull’impossibile. E lui? A Como, dove si trovavano per una recita, avevano passato una notte che in una lettera non esita a definire “atroce”. Nessuno può dire se alludeva al fatto che la giovane diva si era concessa al vecchio maestro o piuttosto al fatto che ne aveva rifiutato le riprovevoli attenzioni. Lei, che avrebbe potuto dirlo, non lo disse mai. Nel 1936, quando lui morì, prese atto del testamento olografo in cui la lasciava erede di un sesto dei suoi averi e abbandonò le scene. Due anni dopo sposò un milionario in dollari di Cleveland, al quale di lì a poco avrebbe strappato un sontuoso divorzio.
Le sue studentesse della facoltà romana di Magistero sarebbero fantasmi anche loro, ma ne fece una strage così platonica che qui non le contiamo neanche, come i messicani nell’inventario dei caduti”.

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