Confessione hard

G.G.Belli ironizza sulle confidenze in confessionale


Con Io ti assolvo ,Giordano Bruno Guerri riportò una serie di false confessioni in cui complici senza fede si rivolgevano ai preti per avere consigli in materia di fede, soldi, sesso e politica con risultati mortificanti per la pretesa serietà clericale.
Effettivamente, da Boccaccio in poi, il confessionale ha sempre solleticato le curiosità pruriginose degli uomini che, forse, invidiano in segreto ai preti la dimestichezza con i peccati femminili.
Per questo, Belli, prima della conversione che tormenterà la sua coscienza, scrisse un divertente sonetto tutto dialogato, in cui una donna confessa ad un sacerdote dapprima freddo e disinteressato, poi sempre più coinvolto, i suoi problemi.
L’ultima terzina è un vero capolavoro di ironia. Leggiamola insieme:

- Padre…- Dite il confiteor. - L’ho detto.
-L’atto di contrizione? - Già l’ho fatto.
- Avanti dunque. - Ho detto cazzo-matto
a mi’ marito, e j’ho arzato un grossetto.

- Poi? - Pe una pila che me róppe er gatto
je disse for de me: ” Si’ maledetto”;
e è cratura de Dio! - C’è altro? - Tratto
un giuvenotto e ce sò ita a letto.

- E li cosa è successo? - Un po’ de tutto.
- Cioè? Sempre, m’immagino, pel dritto.
- Puro a riverso…. - Oh che peccato brutto!

Dunque, in causa di questo giovanotto,
tornate, figlia con cuore trafitto,
domani, a casa mia, verso le otto. -

Il dialogo, dapprima franto e burocratico, rappresenta bene le ritrosie della donna e offre uno spaccato di vita popolana ottocentesca: strabilianti sono i commenti del confessore, dapprima banali e disinteressati e infine sempre più appassionati.
Se prima la donna provava a parlare ed era interrotta dalla ritualità superficiale del parroco, nelle terzine il rapporto si inverte: la donna, imbarazzata, parla meno e il confessore incalza, tra l’indignato e l’eccitato, fino alla sorprendente proposta finale.

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