Il cimitero dei cattivi

Epitaffi (per finta) di celebri intellettuali

L’epitaffio tombale: una vita racchiusa in poche righe, spesso lusinghiere ancorché insincere.
Parecchi autori si sono dilettati nello scrivere, invece, epigrammi divertenti ed offensivi da porre sulle lapidi di amici e di nemici (spesso ancora in vita).
Gennaro Francioni si è divertito a raccogliere queste ed altre amenità sul momento del trapasso in un libretto allegro e apotropaico, pubblicato da Scipioni editore con il titolo di Ars schiattamoriendi.
Apprendo da lì che, al notissimo epitaffio che Paolo Giovio rivolse all’Aretino:

Qui giace l’Aretin, poeta tosco,
Di tutti disse mal fuorché di Cristo,
scusandosi col dir: “Non lo conosco”.

seguì questa piccata replica dell’arguto intellettuale:

Qui giace il Giovio, storicone altissimo,
di tutti disse mal fuorché dell’asino
scusandosi col dir: “Egli è il mio prossimo”.

Il Giovio si fece evidentemente oggetto di diverse inimicizie, se si aggiunge al coro dei detrattore anche Anton Francesco Grazzini, che propone per la sua lapide:

Qui giace Paolo Giovio ermafrodito,
che vuol dire in volgar: moglie e marito.
Qui giace il Giovio: a sì gran nome corra
Tutto lo stuol di Sodoma e Gomorra
.

Indro Montanelli era ancora in ottima salute quando Leo Longanesi pensò per lui:

Qui giace Indro Montanelli,
un misantropo
che cercava la compagnia degli altri
per sentirsi più solo
.

Braccio Bracci, detrattore di Carducci, compiangendo i morti condannati per l’eternità a giacergli vicino, rivolse al gran poeta questa strofa:

Quando morto sarai, per poca stima,
povera barca ti faran di pioppo.
Ci metteranno un fiasco d’acqua in cima,
di vino no, ché ne hai bevuto troppo.
Ci scriveranno un epitaffio in rima
che dica, senza avere un verso zoppo:
“Or che Carducci in questa fossa giace,
morti, finiste di giacere in pace”.

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