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Laura, lauro, l'aura, l'auro

Parole chiave nella poetica di Francesco Petrarca

La monotematicità voluta da Petrarca non scoraggia il lettore, che vede anzi, nel ripetersi delle situazioni, il senso di un sentimento vero e sincero.

La poetica petrarchesca verte, infatti, su quattro concetti legati in paronomasia: il lauro, che indica metonimicamente (di alloro erano composte le corone con cui si consacravano i poeti) il riconoscimento letterario, dà nome alla donna amata, Laura. L’eziologia classica motivava la creazione dell’alloro come metamorfosi di Dafne, bella ninfa amata da Apollo che si trasformò in pianta per sfuggire alle sue lusinghe. Concedendo alla sua donna un nome mitologicamente fondato, per associazione di idee Petrarca va ad incarnare i panni di Apollo, dio della bellezza e di tutte le arti.
Nella poesia, soprattutto provenzale, era vezzo ammantare il nome della donna amata con un senhal, ossia una parola fonicamente simile, ma ortograficamente diversa che omaggiasse, senza insistenze plateali, la fanciulla e il poeta che la ammirava.
Per questo, acquista importanza nel canzoniere petrarchesco l‘aura, la brezza vitale che ricorda all’uomo di essere tale e di dovere ad un Dio la propria felicità. Il nome richiama a sua volta l’Aurora, principio di un nuovo giorno, momento focale per il rinnovamento a cui il poeta ambisce sempre.
L’auro, a sua volta, è un bel latinismo per oro, simbolo di ogni metallo prezioso, della purezza, cioè, di sentimenti e valori umani, senza volgari ammiccamenti ai soldi e all’arricchimento. La bionda chioma di Laura, preziosa perché di lei, suggerisce all’uomo innamorato l’unicità di un sentimento puro contro la brutale volgarità del mondo.

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