Questo sito contribuisce alla audience di

Chi vuol esser lieto, sia

Lorenzo il Magnifico invita alla felicità nel più famoso dei “canti carnascialeschi”: la “canzone di Bacco e Arianna”.


L’amore per la bellezza, il culto della gioia e dell’allegria che caratterizzarono la vita e l’opera di Lorenzo de’ Medici trovano prorompente dimostrazione nei “Canti carnascialeschi”, composizioni, forse musicate, che accompagnavano la sfilata dei carri allegorici nel periodo di Carnevale.
Tutta Firenze era in festa, allora: canti, balli, maschere, motti e scherzi si irradiavano nella capitale medicea ed erano tanto più allegre quanto minore era il tempo destinato alla gioia. La Quaresima, con i suoi obblighi liturgici, con l’imposizione all’astinenza dalle carni e dal riso, incombeva: il Carnevale era così metafora dell’esistenza spensierata, che dura poco, schiacciata com’è dalla routine e dai sacrifici e che deve essere dunque gustata sfrenatamente.
La “canzone di Bacco ed Arianna” deve essere dunque immaginata come commento di un carro allegorico: la donna, abbandonata da Teseo e lasciata sofferente, ha saputo ritrovare nell’amore la gioia che tutti noi dobbiamo pretendere dalla vita.
Ripropongo la celeberrima canzone (la settima della raccolta)

CANZONA DI BACCO

        Quant’è bella giovinezza,
che si fugge tuttavia!
chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c’è certezza
.

Il ritornello ritma e scandisce la sfilata dei carri ed è veloce nel ritmo e nei contenuti.

       Quest’è Bacco ed Arïanna,
belli, e l’un de l’altro ardenti:
perché ’l tempo fugge e inganna,
sempre insieme stan contenti.
Queste ninfe ed altre genti
sono allegre tuttavia.
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c’è certezza.

Notevole, bellissima è l’endiadi “Bacco e Arianna” con il verbo al singolare, a dimostrazione che si tratta di un solo gruppo plastico in cui i due attori che davano vita al mito stanno abbarbicati insieme, in un tripudio di gioia sensuale che raggiunge vertici eroticamente intensi in altre, meno note, canzoni carnascialesche del Magnifico

        Questi lieti satiretti,
delle ninfe innamorati,
per caverne e per boschetti
han lor posto cento agguati;
or da Bacco riscaldati
ballon, salton tuttavia.
Chi vuol esser lieto, sia
di doman non c’è certezza.

Queste ninfe hanno anco caro
da lor essere ingannate:
non può fare a Amor riparo,
se non gente rozze e ingrate:
ora insieme mescolate
suonon salton tuttavia.
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c’è certezza.

Il deittico del dimostrativo, in anafora e poliptoto, ancora il commento ad un preciso momento storico, quello del Carnevale 1490, a dimostrazione che il senso della vita sta nel gioire dell’oggi senza darsi a sterili preoccupazioni su un domani inconoscibile. Ritorna l’idea cortese dell’animo nobile predisposto all’amore perché non offuscato da opportunismi e calcoli.

        Questa soma, che vien drieto
sopra l’asino, è Sileno:
così vecchio è ebbro e lieto,
già di carne e d’anni pieno;
se non può star ritto, almeno
ride e gode tuttavia.
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c’è certezza.

Mida vien dopo a costoro:
ciò che tocca, oro diventa.
E che giova aver tesoro,
s’altro poi non si contenta?
Che dolcezza vuoi che senta
chi ha sete tuttavia?
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c’è certezza.

Rispetto alla folla di ninfe e satiri e alle loro danze amorose, Sileno e Mida rappresentano due figure eccentriche, l’uno perché ha ormai fatto i suoi tempi (ed è l’incarnazione del tempo che passa e che non è rimpianto se è stato ben vissuto), l’altro perché, nella sua avidità, non riesce a godere delle gioie del denaro tutto teso ad accumulare ancora e sempre. Così questa canzone, attraverso un sapiente uso di allegorie, testimonia la coerenza delle scelte medicee già prima della morale sentenziosa che chiude la canzone.

        Ciascun apra ben gli orecchi,
di doman nessun si paschi;
oggi siàn, giovani e vecchi,
lieti ognun, femmine e maschi;
ogni tristo pensier caschi:

facciam festa tuttavia.
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c’è certezza.

Donne e giovinetti amanti,
viva Bacco e viva Amore!
Ciascun suoni, balli e canti!
Arda di dolcezza il core!
Non fatica, non dolore!
Ciò ch’a esser convien sia.
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c’è certezza

Commenti dei lettori

(Inserisci un commento - Nascondi commenti anonimi)
  • Barbato Aurelio

    02 Oct 2009 - 14:07 - #1
    0 punti
    Up Down

    Congratulaizoni!

    Molto ineressantissimo.

Ultimi interventi

Vedi tutti