
Un temporale notturno: le forze della natura che si scatenano, i misteri del creato che incombono.
Non è una descrizione acritica, quella di Pascoli.
Nel turbamento paesaggistico, riverbera l’ansia dell’uomo strattonato da potenze che non riesce a controllare.
Leggiamo insieme ed apprezziamo i sette endecasillabi che danno vita alla breve poesia “Il lampo”:
E cielo e terra si mostrò qual era:
la terra ansante, livida, in sussulto.
Il cielo ingombro, tragico, disfatto:
bianca bianca nel tacito tumulto
una casa apparì sparì d’un tratto;
come un occhio, che, largo, esterrefatto,
s’aprì si chiuse, nella notte nera.
L’endiadi “cielo e terra” (considerate una sola entità, come dimostra la concordanza ad sensum del “si mostrò”) è un’unità indifferenziata prima che, con i due punti, i due membri vengano chiasticamente descritti.
Se inizialmente, dunque, il colpo d’occhio si apriva con il cielo e poi si abbassava alla terra, è quest’ultima, scarmigliata e disordinata come una donna sconvolta, la prima ad essere descritta.
I tre sintagmi richiamano specularmente quelli utilizzati per il cielo (ansànte/ ingombro; lìvida/tràgico, in sussulto/disfatto, questi ultimi addirittura in omoteleuto) e sono ampiamente metaforici, perché riferiti, appunto, all’uomo e non all’ambiente. L’onomatopea “sussulto” modula anche linguisticamente l’ansia e il batticuore che pervadono il poeta, spaurito nello scatenarsi degli elementi.
Schiacciato fra cielo e terra, il mondo degli uomini non può che sperdersi tremando: la geminazione “bianca bianca”, che mutua il linguaggio dei bambini e che si contrappone in antitesi alla “notte nera” che segue, è potenziata dall’ossimoro “tacito tumulto”, tra l’altro in allitterazione. E’ il cuore del poeta che batte forte, anche se i suoi palpiti non traspaiono: il paragone con l’occhio (tradizionalmente specchio dell’anima) umanizza la casa e la fa allegoria dell’insicurezza dell’uomo.
“Apparì sparì” e più giù “s’aprì si chiuse”, in paratassi sottolineata dall’assenza di ogni punteggiatura, quasi a enfatizzare la rapidità della percezione, mostrano come sia contraddittorio e difficilmente interpretabile ogni sentimento umano, che, nel buio dell’ignoranza e della notte, si spande “esterrefatto” (aggettivo pentasillabico che mima anche graficamente l’espansione del turbamento)

Benedetta Colella








