Tutti in maschera

Emilio Praga e il carnevale tutto l'anno.

Quando si apprezzano le maschere che vorticano, a Carnevale, nelle piazze, non si riflette che, meno variopinte e perciò più infide, queste ammantano ogni giorno l’agire dell’uomo che ama apparire immancabilmente migliore di ciò che è.
Emilio Praga, che della critica sociale e del rifiuto dell’ideologia borghese ha fatto il suo stendardo, deride la pretesa degli uomini di conoscere la verità senza voler svelare mai la propria identità in una ballata resa allegra dal ritmo alternato di settenari sdruccioli e normali
L’occasione della poesia è data da un saggio, L’espoir en Dieu, in cui Alfred De Musset rimprovera alla divinità la propria imperscrutabilità: l’uomo, che pur vorrebbe adempiere alle volontà divine, non riesce a volte a discernerle.
Praga ci ricorda che Dio creò l’uomo a sua immagine e somiglianza e quindi la poca chiarezza è appannaggio perenne delle persone che vivono nella mistificazione non solo a Carnevale, ma per tutto l’anno.
Leggiamo insieme la bella poesia:

Uom, tu che nasci in maschera,
e mascherato muori,
osi insultar, se incognito
è anch’esso il Dio, che adori?

Bello il poliptoto in chiasmo (maschera/ mascherato) che a sua volta si pone in enjambement e in allitterazione con “muori”, a sua volta in antitesi con il “nasci del primo verso.

Vorresti tu conoscerlo
ed affisarlo ignudo,
come una compra femmina,
o il conio di uno scudo?

Si presentano nudi allo sguardo indiscreto degli altri solo le donne di malaffare (“compra” sta per “comprata”) e le allegorie che si incidono sulle monete.

Ma tu, da culla a feretro
lasci un sol dì il mantello?
Ardisci mostrar l’indole
del cuore e del cervello?

Dio che a ragione, o tanghero,
di te più furbo è assai,
t’acqueta, la sua maschera
non lascerà giammai.

E tu in ginocchio pregalo
che ci lasci la nostra,
perché sarebbe orribile
l’anima messa in mostra!

Iolowcost

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