La vita dell'uomo

Belli ripercorre irresistibilmente le tappe di quella via crucis che si chiama “vita”

Ci sono giorni in cui il ricordo delle difficoltà passate si somma con lo stress presente e sembra preludere ad un futuro angoscioso. Scadenze e impellenze offuscano i motivi di gioia e la nostra intera biografia appare un lungo, doloroso Dovere.
Belli, nel bel sonetto che segue, vorrebbe inclinare al pessimismo, ma la felicità delle sue immagini e l’irriverenza dei suoi pensieri strappano qualche sorriso e spingono a credere che in fondo la vita dell’uomo non è poi così brutta come appare.

Nove mesi a la puzza: poi in fassciola
tra sbasciucchi, lattime e llagrimoni:
poi p’er laccio, in ner crino, e in vesticciola,
cor torcolo e l’imbraghe pe ccarzoni.

Anticipando le più moderne teorie neonatali, Belli anticipa le ansie già nel periodo della gestazione, vissute in un utero percepito come prigione nauseabonda. Per il bambino sono allo stesso modo tormentosi i baci e i capricci: nel pianto infantile, l’autore, seguendo una tradizione ben attestata (e magnificata proprio in quel periodo dal Leopardi del Pastore errante), nobilita ed enfatizza le lacrime infantili come preludio ad una vita di dolori. Simili a strumenti di tortura sono poi tutte le imbracature che costringono il fanciullo prima che cominci a camminare.

Poi comincia er tormento de la scola,
l’abbeccè, le frustate, li ggeloni,
la rosalía, la cacca a la ssediola,
e un po’ de scarlattina e vvormijjoni.

Chi considera la fanciullezza un periodo felice, ha forse dimenticato le ansie per l’interrogazione, lo studio forsennato, le imposizioni parentali e quella fastidiosa tendenza ad ammalarsi che certo era ancora più significativa nella Roma del Belli, in cui ai ragazzi non veniva riservata la profilassi che protegge i nostri figli.

Poi viè ll’arte, er diggiuno, la fatica,
la piggione, le carcere, er governo,
lo spedale, li debbiti, la fica,

E si arriva all’età adulta: anche qui, Belli si diverte a mescolare concetti diversi: il lavoro, le spese, le tasse, la malattia sono problemi così come l’impulso sessuale, che non può mai essere soddisfatto come natura vorrebbe e causa frustrazioni e fastidi pari a quelli di più convenzionali problematiche dell’età adulta.

er zol d’istate, la neve d’inverno…
E pper urtimo, Iddio sce bbenedica,
viè la Morte, e ffinissce co l’inferno. »

Nella chiusa sfolgorante, la stilettata contro la religione, che ingabbia la gioia di vivere tenendoci in scacco con il pensiero dell’aldilà, è inferta con il tono leggero e rassegnato di chi, in fondo in fondo, la vita sa godersela davvero.

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