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Aneddoti su D'Annunzio (parte I)

Spulciando l'inesauribile miscellanea di Tom Antongini

Mi sono recentemente imbattuta in un prezioso (e introvabile) libro di Tom Antongini, amico e sodale di D’Annunzio, edito nel 1939, all’indomani della scomparsa del Vate, con una serie infinita di aneddoti sulla personalità estrosa del poeta.
Il libro, D’Annunzio aneddotico, è organizzato tramite giustapposizione anarchica di immagini, aforismi e aneddoti.
Alla stessa maniera selezionerò e rielaborerò qui i più significativi.

Stigmate dannunziane: D’Annunzio amava identificarsi con san Francesco. Una sera, mentre elencava ad un prete le somiglianze tra la sua vita e quella del Poverello di Assisi, si sentì rispondere: “Quel che affermate non è forse del tutto sbagliatoo. San Francesco aveva le stignate alle mani. E anche voi, bisogna riconoscerlo, avete le mani bucate”.

Il professore disilluso: Quando Onorato Occioni, che insegnò il latino a D’Annunzio, venne a sapere che il suo ex-alunno aveva raggiunto la fama letteraria con L’Innocente, rattristato sospirò: “Che peccato! E dire che commentava così bene Orazio!”

L’oracolo di Delfi. Gli arditi di Fiume soprannominarono così D’Annunzio per la sua difficoltà a prendere posizioni chiare e ad impartire ordini netti. Il capitano Piffer, allora, tramite telegramma formulò la sua domanda in maniera a suo avviso categorica: “Dobbiamo partire o rimanere?”. D’Annunzio rispose: “Va bene!”

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