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Aneddoti su D'Annunzio (parte II)

Spulciando l'inesauribile miscellanea di Tom Antongini

D’Annunzio e Dante: Nel 1909, D’Annunzio fu invitato a sedere al tavolo dei conferenzieri per una tavola rotonda su Dante. Rifiutò con questa motivazione: “Oggi, in Italia, non può parlar di Dante che un ministro, un professore o un imbecille. Ed io non appartengo a nessuna di queste importanti categorie!”

D’Annunzio e Rovetta:Gerolamo Rovetta, commediografo di una certa fama, era molto amico di D’Annunzio, tant’è vero che, alla sua morte, un giornale italiano, confondendo probabilmente il cognome del defunto con quello di Rapagnetta, originario della famiglia del Vate (anche se Antongini liquida come infondata la questione anagrafica), pubblicò il seguente coccodrillo: “E’ morto in Milano lo scrittore Gerolamo Rovetta, noto sotto lo pseudonimo di Gabriele D’Annunzio. Non mancava né di ingegno né di fantasia, ma le sue opere sono, per la maggior parte sudice e antireligiose”.


D’Annunzio suicida:
Nel 1908 circolò l’errata notizia del suicidio del Vate. Un giornale belga, riportando la triste vicenda, annotò con scarsa pietà che la tragica fine era in realtà prevedibile, perché “quest’uomo, consacrato semidio dall’Italia, era ammalato dell’ipertrofia dell’io, e spesso, nei suoi romanzi, aveva espresso la voluttà del suicidio, della morte e della decomposizione” (sic!)
Ancor peggiore fu la smentita, ad opera di una rivista francese: “La morte di D’Annunzio rinviata a data ulteriore!”.

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