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Aneddoti su D'Annunzio (parte III)

Spulciando la miscellanea di Tom Antongini


Competenze letterarie: D’Annunzio, da buontempone qual era, si divertiva a mettere in imbarazzo i suoi ammiratori, chiedendo loro se avessero letto la sua opera dal titolo…(e inventava lì per lì un nome). Non solo tutti annuivano, ma si sdilinquivano in lodi sulla cogenza, sulla poesia, sull’originalità dell’opera inesistente. Solo la signora Bianca Hodnig, più sincera della altre, rispose una volta di no. A lei, D’Annunzio rispose: “la vostra sincerità merita una ricompensa; scriverò questo libro unicamente per voi. Sarà bene però che consultiamo prima le nostre amiche sull’argomento, visto che lo conoscono così bene”.

Vantaggi del dialetto: Polemicamente, D’Annunzio scrisse contro Giolitti la canzone dei Dardanelli e né le preghiere del suo editore, Treves, né le diffide del primo ministro in persona riuscirono a scalfire la sua convinzione. Fu allora interpellato come mediatore l’onorevole Masciantonio, carissimo amico abruzzese del Vate. Costui, appellandosi al senso dell’onore, alla patria e al vincolo dell’amicizia, scrisse una lettera a D’Annunzio supplicandolo di recedere dalle sue posizioni. Il Vate rispose con un telegramma in dialetto: “On. Masciantonio, Roma. Nun me sta a rompe li cojoni tu pure. Gabriele D’Annunzio”.

Metrica speciale: Al liceo, D’Annunzio era talmente negato per la metrica che, quando scriveva dei versi, li misurava con una striscia di carta. Solo a quindici anni, la sua vena poetica cominciò a sgorgare. Entusiasta, il giovane dichiarò all’amico e coetaneo Vittorio Garbaglia “Oggi ho scritto un verso degno di Dante!”

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