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Dovunque vai conteco porti il cesso

L'olfatto di Rustico Filippi

Per erodere un canone, bisogna prima padroneggiarlo. Rustico Filippi, noto come virulento esponente della poesia comico-burlesca, fece precedere ai suoi ventinove sonetti parodici altrettante poesie composte nello stile più puro e limpido.
La sua fama è naturalmente legata più alle invettive infuocate e alle azzeccate caricature che non alla mera poesia d’amore. Laddove tanti poeti si cimentarono nella lode della donna amata, Rustico fu tra i pochi a consegnare al Parnaso letterario anche personaggi vecchi, brutti e biechi.
Se la vista era sempre chiamata a testimonianza dell’incredibile, angelica, divina bellezza delle donne amate, Rustico Filippi dà peso ad altri sensi: la vecchia protagonista del sonetto “Dovunque vai conteco porti il cesso” è vilipesa a partire dal suo odore sgradevole, che si diparte da tutta la sua persona e caratterizza anche lo squallore dell’animo (in tutto il Medioevo fu viva la convinzione che fosse l’afrore a rilevare la presenza del diavolo).
Rustico Filippi, dunque, si rivolge direttamente (con il “tu” del disprezzo) alla “vecchia” puzzolente, non identificata e forse incarnazione dell’intera categoria degli anziani malvissuti e malmostosi che popolano la nostra letteratura.
Ecco il sonetto:

Dovunque vai conteco porti il cesso,
oi buggeressa vecchia puzzolente,
che quale-unque persona ti sta presso
si tura il naso e fugge inmantenente.

Li dent’i le gengìe tue ménar gresso,
ché li taseva l’alito putente;
le selle paion legna d’alcipresso
inver’ lo tuo fragor, tant’è repente.

Ch’e’ par che s’apran mille monimenta
quand’apri il ceffo: perché non ti spolpe
o ti rinchiude, sì ch’om non ti senta?

Però che tutto ’l mondo ti paventa
in corpo credo figlinti le volpe,
ta lezzo n’esce fuor, sozza giomenta

Ovunque tu vada, porti con te la tua puzza (cesso è metonimico), o sporca ( buggeressa) vecchia puzzolente, al punto che chiunque ti sia vicino si tappa il naso e scappa via subito.

I tuoi denti e le gengive producono tartaro (menar gresso), perchè li intasa l’alito pesante; le selle dei cavalli sembrano profumate di cipresso, se confrontate col tuo lezzo, che è così immediato.

Infatti è evidente che si schiudano moltissime tombe ( monimenta )quando apri la bocca: perchè non ti scuoi o ti rinserri in casa, così che non ti si senta?
Giacché tutti ti temono, credo che nel tuo corpo si riproducano le volpi tanto afrore ne emana, zozza vacca.

La struttura è quanto mai arguta: in una climax crescente, l’odore nauseabondo fuoriesce da ogni poro della vecchia, e il fragor , che deriva dal latino fragrare, cioè emanare odore, richiama però il senso dell’udito, della cattiva fama, cioè, di cui gode la vecchia. Il giudizio diventa subito morale nell’accostamento prima e nell’identificazione poi con una serie di animali tutti in vario modo connessi a sentimenti negativi: le volpi, note per il cattivo odore di selvaggina, riuscivano, secondo gli antichi, a seminare i cani da caccia cospargendosi la coda con la propria urina. Siccome dunque il suo alito è iperbolicamente associato a mille tombe (non a caso chiamate monimenta, perché ammoniscono l’uomo ricordando quanto breve sia la vita), perché mai questa vecchiaccia non ci si va a rinchiudere?

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